ARGUS — Glossario esplicativo
Questo glossario spiega il senso che il protocollo ARGUS dà ai suoi termini. Ogni notizia separa ciò che la parola significa in italiano corrente, o nella disciplina da cui proviene, da ciò che significa in ARGUS — i due non coincidono quasi mai del tutto, ed è questa distanza a rendere il protocollo difficile per un lettore nuovo.
Una notizia si legge in quest’ordine: prima il significato comune o il significato consolidato, poi l’impiego ARGUS, e quindi le confusioni da evitare e i termini vicini. Le note di origine, quando ci sono, sono documentarie: chiariscono da dove viene un termine, non ne fissano il senso. Il senso dei termini ARGUS è fissato dal solo protocollo, nel punto in cui li definisce.
91 termini
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aggregazione legittima, apporto interpretativo
Significato comune Treccani registra l’aggregazione come «l’aggregare, l’associare, e anche il complesso delle persone o delle cose che vengono aggregate», con gli usi in chimica, in fisica — «stati di aggregazione» — e in statistica, dove designa l’operazione di aggregare dati o valori.
In ARGUS ogni sintesi tratta da un corpus distingue due registri, e la distinzione è strutturale: due sottosezioni numerate separatamente, non due paragrafi nella stessa sezione. In C.5a, l’aggregazione legittima: fatti o tendenze che più testi documentano separatamente e la cui combinazione non richiede alcuna informazione esterna al corpus. In C.5b, l’apporto interpretativo: qualsiasi interpretazione, quadro causale o generalizzazione a una scala che il corpus non copre. Questo secondo registro si apre con una dichiarazione esplicita di statuto — «apporto interpretativo esterno al corpus» — ed è l’unico luogo in cui l’analista parla a proprio nome, non un luogo in cui le esigenze probatorie vengono allentate: ogni nuova affermazione fattuale vi è documentata secondo la condizione di conteggio di 3.B.
Da non confondere con una separazione stilistica, che non soddisfa la clausola; e un moderatore, poiché una formulazione in prima persona è un marcatore enunciativo e non modale — attribuisce un’affermazione al suo autore invece di attenuarla, e la Regola 14 non la riguarda.
Vedi anche corpus · circolarità di secondo ordine · moderatori vaghi · verifica esterna
ancoraggio — di sequenza, cronologico
Significato comune Treccani registra l’ancoraggio come «l’azione di gettare l’ancora da parte di una nave», poi il complesso dei dispositivi che fissano saldamente al suolo una struttura, e gli usi tecnici in edilizia, alpinismo e chirurgia.
In ARGUS l’ancoraggio nomina due rischi distinti che il controllo di coerenza intertestuale deve verificare e dichiarare separatamente. L’ancoraggio di sequenza: i testi analizzati più tardi hanno ricevuto sistematicamente livelli più severi o più favorevoli dei primi, senza una giustificazione interna specifica di ciascun testo. L’ancoraggio cronologico: quando l’ordine di trattamento non coincide con l’ordine delle date di pubblicazione, l’analista ha imputato a un testo precedente ciò che i suoi successori hanno reso visibile. Ogni conclusione trasversale su un’evoluzione nel tempo ricorda l’ordine in cui i testi sono stati effettivamente analizzati.
Da non confondere con il conformismo di serie, che è il punto (e) dell’esame riflessivo e riguarda l’analista su un punto nominato; e la coerenza tra analisi, che il test di simmetria dei criteri esige.
Vedi anche corpus · conformismo di serie · rilettura alla cieca · circolarità di secondo ordine
asimmetria sistematica
Significato comune Treccani registra la «mancanza di simmetria o di proporzione fra le parti di uno o più oggetti», e, in economia, l’asimmetria informativa, distribuzione imperfetta dell’informazione tra categorie di operatori.
In ARGUS l’asimmetria è una differenza di trattamento tra attori, non una mancanza di proporzione tra parti. Il Test 3.J confronta sistematicamente, per ogni attore o gruppo, il vocabolario impiegato per qualificarlo, il fatto che le sue dichiarazioni siano verificate o ripetute come fatti, il grado di concretezza con cui le sue azioni sono descritte, e il fatto che le sue motivazioni siano spiegate o soltanto denunciate. Se un’asimmetria sistematica compare e il testo non la giustifica esplicitamente e validamente, viene segnalata come debolezza argomentativa. Il Test 3.H estende la stessa esigenza alle spiegazioni per interessi: applicarle a un solo schieramento è un’asimmetria ingiustificata, anche quando il quadro teorico del testo la legittima in linea di principio.
Da non confondere con l’asimmetria informativa dell’uso economico; e una differenza di trattamento giustificata, che il protocollo ammette purché la giustificazione sia esplicita e valida.
Vedi anche simmetria epistemica · audit delle fonti · circolarità informativa · grado di propaganda
audit delle fonti
Significato comune nell’uso professionale italiano, un audit è un esame metodico condotto secondo una procedura dichiarata. La pagina Treccani consultata non registra una voce per audit, e non ne deduco nulla quanto all’uso.
In ARGUS l’audit delle fonti è l’operazione 0.d, che qualifica ogni fonte citata o menzionata nel testo prima dell’esame critico. Si presenta come elenco puntato, non come tabella. Per ogni fonte si indicano nome, funzione, affiliazione istituzionale, paese, posizione dichiarata sul tema, eventuali finanziamenti o legami con parti interessate; poi si risponde a quattro domande — quanto sono diverse le fonti, se ve ne sono di contrarie alla tesi e se il testo lo segnala, se sono sufficientemente qualificate perché il lettore ne valuti l’affidabilità, e se il testo tragga conclusioni generali da un campione ristretto o di parte. Se l’informazione manca nel testo, una verifica esterna limitata è autorizzata, e diventa obbligatoria alle condizioni della Regola 13.
Da non confondere con il test di circolarità informativa di 3.I, che riguarda l’ecosistema delle fonti e non la loro qualificazione individuale; e il contesto di produzione di 0.e, che riguarda chi pubblica e non chi è citato.
Vedi anche contesto di produzione · circolarità informativa · verifica esterna · deferenza
autodifesa intellettuale
Origine il protocollo attribuisce l’espressione a Noam Chomsky nella sezione Filiazione, e alla sua diffusione in francese Normand Baillargeon, Petit cours d’autodéfense intellectuelle, Lux, 2005. In italiano la forma circola attraverso la traduzione di quel libro, Piccolo manuale di autodifesa intellettuale, trad. Paola Tomaselli, Apogeo, Milano, 2007. Chomsky la impiega in Necessary Illusions (1989) nel senso di protezione dalla manipolazione e dal controllo; il glossario riporta l’attribuzione del protocollo senza avanzare per proprio conto una rivendicazione di paternità.
Significato consolidato Treccani registra autodifesa come «difesa che uno fa di sé stesso, per iscritto o a voce o altrimenti», e ne precisa le condizioni nel processo italiano. La locuzione autodifesa intellettuale non figura nella voce, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso.
In ARGUS l’autodifesa intellettuale è la tradizione in cui il protocollo si iscrive e che dichiara di non avere inventato. La sezione Filiazione nomina ciò che ARGUS deve ad altri — i Passi 0.d e 0.e portano alla scala di un singolo testo il modello della propaganda di Herman e Chomsky, e l’Allegato 4 deve i test di ordine di grandezza e di tasso di base alla tradizione scettica e zetetica — e ciò che aggiunge: la norma di prova indicizzata al genere, la separazione tra grado di chiusura e descrittori, la distinzione tra controargomento formale ed effettivo, la sezione obbligatoria 7.b, e il Passo 8.
Da non confondere con l’autodifesa giudiziaria del senso registrato; e una tecnica di confutazione — la tradizione che il termine nomina mira all’autonomia del lettore, ed è anche ciò che il protocollo chiama la propria parziale disattivazione.
Vedi anche zetetica · prova preliminare senza IA · norma di prova
C Inizio pagina
chiusura interpretativa
Significato comune Treccani registra la chiusura come atto del chiudere e modo di chiudersi, e ne dà il senso figurato politico — l’indisponibilità al dialogo — e mentale, la chiusura mentale come incapacità di comprendere o accettare idee nuove.
In ARGUS la chiusura interpretativa è ciò che la scala di 7.c misura, e il protocollo la definisce come «la libertà che il dispositivo lascia al lettore di esaminare la conclusione, opporle gli elementi presenti o accessibili e modificarla se la contraddizione lo richiede». Il grado di chiusura non misura né la rispettabilità dell’autore, né il suo status istituzionale, né il carattere militante del tema. Il Test 3.K ne osserva una forma particolare, la chiusura prodotta sotto forma di complessità: il testo dà al lettore l’impressione di aver attraversato la complessità, mentre gli elementi introdotti non minacciano mai realmente la conclusione. In un testo composito questo test riguarda il perimetro argomentativo dichiarato, e una difficoltà tecnica reale che non serve alcuna conclusione non è chiusura interpretativa.
Da non confondere con la chiusura mentale dell’uso figurato, che riguarda una persona e non un dispositivo testuale; e l’orientamento, che il Livello 1 constata senza chiusura.
Vedi anche grado di propaganda · controargomento effettivo · rigore spostato · propaganda adattata
cifra probatoria
Origine probatorio, derivato del latino probare «provare».
Significato consolidato Treccani situa probatorio nella lingua del diritto: elemento probatorio, documento probatorio, mezzi probatori, istruzione probatoria come fase diretta a raccogliere le prove.
In ARGUS il criterio non è che il dato sia indispensabile, ma la funzione probatoria che il testo gli assegna. Una cifra è probatoria ogni volta che il testo la offre a sostegno di una proposizione centrale, anche se la conclusione potrebbe sopravvivere senza di essa: una cifra presentata come prova impegna la propria verificabilità. È questa qualificazione che attiva l’Allegato 4, e l’analista dichiara l’elenco delle cifre che considera probatorie e perché ciascuna lo è, prima di ogni calcolo, il che impedisce di conservare a posteriori soltanto le cifre che falliscono. Una cifra illustrativa inesatta è un difetto minore; una cifra probatoria inesatta può essere redibitoria.
Da non confondere con una cifra da cui la conclusione dipende — la dipendenza non è il criterio, e la proporzionalità si applica nella ponderazione di 7.a, non nel rifiuto dell’attivazione; e la prova in senso giuridico.
Vedi anche ordine di grandezza · denominatore · misurazione · riproducibilità del conteggio · griglia di gravità
ciò che il testo stabilisce solidamente
Significato comune la locuzione si legge sui suoi termini: ciò che un testo riesce a stabilire in modo solido.
In ARGUS è il titolo della sezione 7.b, che è obbligatoria. Vi si elencano i punti in cui il testo riesce — informazioni precise, ragionamenti validi, coerenza interna, qualità retoriche legittime quando non sono ingannevoli. Il protocollo la qualifica esplicitamente: non è una concessione decorativa, e ogni elemento realmente solido vi è sviluppato in proporzione al suo numero e alla sua importanza. L’esigenza non è un’uguaglianza di lunghezza con la sezione sui difetti, che costringerebbe ad attribuire al testo qualità che non possiede. Tre divieti la proteggono: non chiamare forza retorica un’efficacia ottenuta mediante fallacie, non chiamare coerenza interna la chiusura circolare di un sistema su sé stesso, non chiamare capacità di nominare fenomeni reali un’evocazione selettiva che omette fatti contrari. E una concessione che sia il polo ritirato di una ritrattazione modale accertata non può esservi accreditata.
Da non confondere con un bilanciamento obbligato — riempirla non è obbligatorio, mentre produrla lo è; e i calcoli dichiarati esatti, che vi figurano soltanto se l’analista ha riportato il valore ricalcolato.
Vedi anche griglia di gravità · polo forte · controargomento effettivo · controllo di coerenza
circolarità di secondo ordine
Significato comune di secondo ordine qualifica ciò che si applica a un livello superiore.
In ARGUS prima di ogni sintesi tratta da un corpus, il Test C.4 pone tre domande. Se il corpus sia rappresentativo del fenomeno a cui viene fatto parlare, oppure soltanto di un particolare punto di vista editoriale su tale fenomeno. Se un corpus alternativo, riunito secondo un altro criterio, permetterebbe di costruire una sintesi sostanzialmente diversa a partire da fatti comparabili — e in tal caso ciò va segnalato come limite della sintesi, non come semplice sfumatura stilistica. E se la sintesi tragga una conclusione che i testi presi singolarmente non consentono ma la cui combinazione rende possibile, oppure aggiunga un quadro interpretativo esterno al corpus. Il rischio è dichiarato fin da C.1: una sintesi eredita i limiti di rappresentatività della selezione iniziale.
Da non confondere con la circolarità informativa di 3.I, che riguarda le fonti all’interno di un testo — l’omogeneità a livello di corpus può anzi ridurre artificialmente la circolarità misurata dentro ciascun testo.
Vedi anche corpus · circolarità informativa · aggregazione legittima · ancoraggio
circolarità informativa
Significato comune Treccani registra la circolarità come «forma circolare; andamento o movimento circolare, con ritorno cioè al punto di partenza», anche in senso figurato.
In ARGUS il Test 3.I riguarda l’ecosistema delle fonti, non la forma del ragionamento. Tre domande: se tutte le fonti che sostengono la tesi centrale appartengano allo stesso schieramento o ecosistema ideologico; se esistano fonti che potrebbero contraddire la tesi e, in tal caso, se vengano citate, riassunte o confutate; se il testo presenti l’assenza di contraddizione come prova della validità della propria tesi. La terza è nominata fallacia dal protocollo: l’assenza di controargomento in un campione selezionato non dimostra nulla. Una nota importante l’accompagna: lo stesso insieme omogeneo di fonti può manifestarsi in 3.I e in 3.E, e va identificato come un’unica causa sottostante con due manifestazioni, anziché conteggiato come due difetti indipendenti.
Da non confondere con la circolarità di un ragionamento, la petizione di principio, che rientra nell’esame della validità; e la circolarità di secondo ordine, che riguarda un corpus.
Vedi anche audit delle fonti · test delle assenze · circolarità di secondo ordine · asimmetria sistematica
clausola «quando gli elementi sono insufficienti»
Significato comune una clausola è una disposizione particolare di un testo normativo.
In ARGUS la clausola prescrive che se una sezione dell’analisi non può essere completata in modo affidabile perché il testo non fornisce informazioni sufficienti, l’analista lo dichiari esplicitamente, con formulazioni come «Dati insufficienti per concludere» o «Nessun elemento probatorio nel testo». Essa produce una famiglia di formule in allo stato attuale: «gravità non determinabile allo stato attuale» in 7.a, «livello non assegnabile allo stato attuale» in 7.c, «qualificazione della prima soglia non determinabile allo stato attuale» in 3.E. Tre limiti la circoscrivono. Insufficienza del testo, non indecisione dell’analista: se l’analista può scrivere «manca X», la clausola si applica; se può soltanto scrivere «è difficile dirlo», si applica la Regola 14. Insufficienza di informazione, non esclusione dal perimetro: una sezione non compilata perché fuori perimetro si segnala come tale. Nessuna fuga dal calcolo: il Test A dell’Allegato 4 non può essere dichiarato non eseguibile per il costo del calcolo.
Da non confondere con un moderatore vago, che attenua senza dichiarare; e un’analisi artificialmente completa, che la Regola 18 vieta e che la clausola serve a evitare.
Vedi anche moderatori vaghi · test delle assenze · griglia di gravità · grado di propaganda
concessione — di apertura, immunizzante
Significato comune Treccani registra l’atto di concedere e la cosa concessa, la concessione amministrativa e quella internazionale, e — quarto senso — «l’ammettere una cosa come reale, il consentire in qualche cosa», di cui la voce distingue l’impiego retorico: «forma di argomentazione che consiste nell’ammettere come vero quanto sostiene l’avversario», al solo scopo di combatterne la conclusione.
In ARGUS la distinzione non passa tra concedere e non concedere, ma tra due funzioni. Una concessione di apertura rende possibile una conclusione diversa o più incerta. Una concessione immunizzante produce un’apparenza di equilibrio proteggendo la conclusione centrale dalla critica. Il Passo 2 aggiunge un punto che la retorica non dà: una concessione è un luogo in cui può comparire un basso grado di impegno, non un grado in sé. E il Passo 6 pone un divieto: una concessione che sia il polo ritirato di una ritrattazione modale accertata non può essere accreditata al testo in 7.b, né come controargomento effettivo, né come concessione di apertura, né come punto di rigore.
Da non confondere con la sfumatura bloccata, che è integrata in modo da rafforzare la conclusione anziché aprirla; e il controargomento, che è un’obiezione e non un’ammissione.
Vedi anche controargomento effettivo, formale, decorativo · sfumatura bloccata · polo forte, polo ritirato · ciò che il testo stabilisce solidamente
conformismo di serie, bias di serie
Origine bias, dal francese e dal provenzale antico biais, propriamente «obliquo, inclinato».
Significato consolidato Treccani registra sotto bias «obliquità, inclinazione, tendenza», con applicazioni in statistica, in meccanica e nella registrazione magnetica. Il senso cognitivo è registrato altrove nella stessa fonte: i Neologismi Treccani lo definiscono «distorsione cognitiva, determinata da pregiudizi, che è causa di previsioni sbagliate», ossia una deviazione sistematica dalla razionalità nei giudizi; e l’Enciclopedia della Scienza e della Tecnica ne registra un terzo senso, tecnico — «tendenza interna propria di un sistema a trasmettere o elaborare un’informazione non in modo attendibile, ma influenzandola in modo sistematico». È il senso cognitivo che ARGUS impiega.
In ARGUS le due espressioni nominano lo stesso rischio da due lati. Il bias di serie è il rischio, da dichiarare al punto (b) dell’esame riflessivo, che un’analisi appartenente a una sequenza sia orientata dalle precedenti. Il conformismo di serie è il punto (e) dello stesso esame: se questa analisi segue altre analisi, l’analista ha allineato un giudizio ai precedenti anziché al testo, e su quale punto esatto. L’Allegato 3 ne fa un test obbligatorio in C.3, dove due rischi sono distinti e dichiarati separatamente: l’ancoraggio di sequenza, quando i testi analizzati più tardi ricevono livelli sistematicamente più severi o più favorevoli, e l’ancoraggio cronologico, quando l’ordine di trattamento non coincide con quello delle date.
Da non confondere con la coerenza tra analisi, che il test di simmetria dei criteri esige — lo stesso difetto deve ricevere una gravità comparabile; il conformismo è l’allineamento non giustificato, non la coerenza giustificata.
Vedi anche esame riflessivo · ancoraggio · rilettura alla cieca · deferenza
contesto di produzione
Significato comune Treccani registra il contesto come «complesso di circostanze o di fatti che costituiscono e caratterizzano una determinata situazione», e ne dà anche i sensi linguistici — le parti che compongono un’espressione, le conoscenze condivise che guidano la comprensione di un atto comunicativo. Il contesto di produzione di un testo è dunque l’insieme delle circostanze in cui è stato prodotto.
In ARGUS il contesto di produzione è l’operazione 0.e, che riguarda chi pubblica e non chi è citato. Quattro elementi: chi pubblica il testo, quale sia il modello economico del media — abbonamenti, pubblicità, proprietà, sovvenzioni —, se esistano legami noti tra questo media e parti interessate al tema, e se queste informazioni siano menzionate nel testo. L’assenza di menzione è essa stessa una constatazione: una mancanza di trasparenza da segnalare. Come in 0.d, la verifica esterna limitata è autorizzata e diventa obbligatoria alle condizioni della Regola 13.
Da non confondere con l’audit delle fonti, che riguarda le fonti citate; e l’origine o funzione di 7.c, che è un descrittore stabilito e non una diagnosi — statale o istituzionale non implica alcun livello automatico.
Vedi anche audit delle fonti · contratto di credibilità · descrittori ortogonali · grado di propaganda
contraddittorio — i tre livelli
Origine aggettivo di uso comune sostantivato nella lingua del diritto.
Significato consolidato Treccani registra l’aggettivo — «che è in contraddizione, in contrasto», e in filosofia le proposizioni contraddittorie — e, come sostantivo, la «discussione pubblica fra due persone che sostengono e difendono opinioni contrarie»; in diritto, il principio del contraddittorio, che impedisce al giudice di statuire senza che la parte avversa sia stata chiamata e comparsa.
In ARGUS il contraddittorio è la procedura organizzata con cui un’analisi è confrontata a un’altra, e comporta tre livelli di costo crescente, nessuno dei quali è obbligatorio. Il Livello 1, controprova breve, raccomandato per impostazione predefinita: in una conversazione nuova, senza fornire la prima analisi, si chiede alla stessa IA di trattare soltanto i Passi 1, 3.E, 3.H e 7.a. Il Livello 2, audit incrociato: una seconda IA produce un’analisi completa alla cieca, perché una seconda IA a cui viene mostrata la prima produce una revisione e non un audit; poi la prima IA produce un differenziale, non un commento. Il Livello 3, arbitraggio umano documentato: l’utente dirime ogni divergenza, registra il proprio arbitraggio e lo pubblica.
Da non confondere con l’aggettivo dell’uso corrente, che qualifica ciò che si contraddice; e la media tra due analisi — la divergenza non si corregge facendo una media, ed è precisamente l’informazione che il contraddittorio produce.
Vedi anche rilettura alla cieca · regola di aggiudicazione · conformismo di serie · controllo di coerenza
contraddizione performativa
Origine performativo, dall’inglese performative, derivato di to perform.
Significato consolidato Treccani registra performativo nel senso linguistico di Austin — enunciazioni che non descrivono né constatano, ma coincidono con l’azione stessa, come «prometto di venire» — e l’estensione giuridica agli enunciati che costituiscono una situazione nuova nel momento in cui sono pronunciati. La locuzione contraddizione performativa non figura nella voce, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso: è anzi attestata nella letteratura filosofica italiana, dove riceve uno studio proprio — Paolo Pagani, Contraddizione performativa e ontologia, FrancoAngeli, 1999, che la situa nel dibattito tra Apel, Habermas e i razionalisti critici.
In ARGUS si ha contraddizione performativa quando il testo infrange, nel proprio atto, la norma che enuncia. Due luoghi la producono. Il Test 3.G: se il testo afferma di rivolgersi a tutti ma parla una lingua che esclude, lo scarto tra il «noi» proclamato e il registro effettivo è una contraddizione performativa da segnalare, e la Regola 11 la riprende. Il Test 3.H la nomina tra le qualificazioni di un’asimmetria ingiustificata, accanto al privilegio epistemico ingiustificato e alla cecità riflessiva.
Da non confondere con una contraddizione logica tra due enunciati, che l’esame della validità logica del Passo 3 raggiunge; e il contratto performativo di 0.c, che è una norma che il testo prescrive e che gli viene applicata — la contraddizione performativa è la violazione, il contratto è la norma.
Vedi anche contratto performativo · simmetria epistemica · asimmetria sistematica
contratto di credibilità
Significato comune un contratto è un accordo tra parti; la credibilità, la qualità di ciò a cui si può prestare fede.
In ARGUS il contratto di credibilità è l’insieme dei codici che un pubblico determinato attende da un testo perché lo consideri credibile, e si stabilisce in 0.f insieme all’identificazione dei quattro pubblici. Il protocollo ne dà esempi: competenza, citazioni, cifre, riferimenti storici, moderazione apparente, ironia, indignazione morale, testimonianza diretta, semplicità, complessità, tecnicità, neutralità del tono. E pone la domanda simmetrica: quali segni farebbero apparire il testo poco credibile o troppo propagandistico agli occhi di questo stesso pubblico. Il contratto non dice ciò che rende un testo credibile in sé: dice ciò che un pubblico determinato esige perché lo sia.
Da non confondere con il contratto di lettura di 0.b, che dipende dal genere testuale e non dal pubblico; e il contratto performativo di 0.c, che è una norma prescritta dal testo e che gli viene applicata.
Vedi anche pubblico · genere testuale, contratto di lettura · contratto performativo · marcatori di serietà
contratto performativo
Significato comune performativo qualifica, in linguistica, un enunciato che compie l’azione che dice.
In ARGUS il contratto performativo è la clausola di 0.c secondo la quale se il testo prescrive esso stesso una norma di rigore, fonti, metodo o trasparenza, tale norma entra nel suo contratto di lettura e gli viene applicata, oltre alla norma del genere. Il protocollo nomina i casi in cui si applica in particolare: manuali, protocolli, codici deontologici, guide editoriali, articoli metodologici e codici di condotta. La formula che lo riassume è questa: un testo che insegna al lettore a esigere fonti viene esaminato rispetto a ciò che esige, non soltanto rispetto a ciò che il suo genere consente. La clausola si dichiara esplicitamente dopo la norma di prova e viene ripresa con essa all’inizio del Passo 3; è a essa che il Passo 8 si richiama per sottoporre l’analisi stessa al controllo di coerenza.
Da non confondere con la contraddizione performativa, che è la violazione constatata e non la norma; e il genere testuale, che fissa la norma di base a cui il contratto si aggiunge.
Vedi anche norma di prova · contraddizione performativa · genere testuale, contratto di lettura · controllo di coerenza
controargomento effettivo, formale, decorativo
Significato comune un controargomento è un argomento opposto a un altro; effettivo qualifica ciò che produce un effetto reale, formale ciò che ne ha soltanto la forma.
In ARGUS la distinzione è uno dei cinque apporti propri del protocollo, e la Regola 16 la rende assoluta. Un controargomento è effettivo se obbliga il testo a modificare, limitare o riconfigurare la propria tesi. È formale, o decorativo, se viene menzionato ma immediatamente assorbito, marginalizzato o reso innocuo. La regola aggiunge ciò che non basta: la presenza di una sfumatura, di una concessione o di una fonte contraria non dimostra l’equilibrio del testo, e l’analista deve verificare se possa realmente modificare la conclusione o se serva soltanto a renderla più accettabile per il pubblico bersaglio.
Da non confondere con la concessione, che è un’ammissione e non un’obiezione; e l’assenza di controargomento, che il test delle assenze tratta come omissione.
Vedi anche concessione · sfumatura bloccata · test delle assenze · chiusura interpretativa
controllo
Origine dal francese contrôle, anticamente contrerole, propriamente «registro che fa da riscontro a un altro», composto di contre e rôle (Treccani). L’idea del registro che ne verifica un altro chiarisce perché in ARGUS un controllo sia un’unità contabile e non un gesto.
Significato comune Treccani registra in primo luogo «il controllare e il suo risultato; verifica, accertamento dell’esistenza di un fatto o dell’esattezza», e più avanti il senso di «dominio, supremazia, padronanza», come in avere il controllo dei mari.
In ARGUS un controllo è una proposizione verificativa, o una condizione del protocollo, formulata nel momento in cui il controllo viene intrapreso. I sottoelementi necessari per decidere quella stessa proposizione non si conteggiano separatamente: se alcuni sono stabiliti e altri no, il controllo è parziale. Due controlli sono distinti soltanto se riguardano due proposizioni ciascuna delle quali produce un risultato autonomo per l’analisi, e la partizione annunciata non può essere modificata a posteriori per trasformare un controllo parziale in un controllo riuscito e uno infruttuoso. Un controllo conta come verifica esterna solo se l’analisi fornisce la fonte effettivamente consultata in una forma che consenta a un terzo di ritrovarla. Una conoscenza ricordata dal modello non è un controllo, anche quando è esatta.
Da non confondere con il controllo di coerenza del Passo 8, che è un’operazione dell’analisi su sé stessa e non sull’oggetto analizzato; il senso corrente di dominio o padronanza, che in ARGUS non è mai in gioco; e la verifica esterna, che qualifica il rapporto della verifica con l’oggetto analizzato e non ciò su cui il controllo verte: ogni verifica esterna riguarda l’oggetto dichiarato in testa all’analisi, ed è detta esterna perché ne esce per consultare una fonte o un elemento che non gli appartiene — un allegato fornito insieme all’articolo, anche quando nessuna ricerca è stata necessaria. Essa non si confonde con nessuno dei due assi indipendenti mediante i quali ogni controllo si descrive, l’esito e la modalità di accesso alla fonte.
Vedi anche esito del controllo · modalità di accesso · verifica esterna · controllo di coerenza
controllo d’integrità — troncatura, estratto deliberato
Significato comune Treccani registra l’integrità come «l’essere integro, intero, intatto; lo stato di una cosa che possiede tutte le sue parti», accanto al senso morale di incorruttibilità. L’integrità di un documento è dunque il suo essere completo e non alterato; la troncatura è il fatto di essere tagliato.
In ARGUS prima del test di pertinenza, l’analisi verifica che il documento fornito sia completo e si interrompe per avvertire l’utente quando manifestamente non lo è. Il protocollo elenca gli indizi: un segno di paywall, un testo che si interrompe a metà di una frase, un programma annunciato le cui parti mancano, un rinvio interno a uno sviluppo assente, un riferimento a una tabella o a un allegato assente, un indicatore di serie i cui altri elementi mancano, un sommario che annuncia una dimostrazione di cui il corpo non contiene nulla. Due di questi indizi contano soltanto se accompagnati da un segno materiale di interruzione, perché sono anzitutto constatazioni del Passo 5. Se l’utente conferma di voler continuare, l’incompletezza diventa una limitazione dichiarata, con tre conseguenze: il Passo 5 non può concludere a uno scarto, 3.E non può qualificare un’omissione, e il livello di 7.c non è assegnabile allo stato attuale salvo giustificazione.
Da non confondere con l’estratto deliberato, che un utente fornisce consapevolmente e che dichiara un perimetro, rientrando in 0.a bis e non in questo controllo; in caso di dubbio, si chiede.
Vedi anche perimetro · pertinenza · programma annunciato · clausola «quando gli elementi sono insufficienti»
controllo di coerenza
Significato comune Treccani registra la coerenza come l’esser coerente, in senso proprio e figurato: coerenza delle parti di un tutto, delle idee, tra il pensiero e l’azione.
In ARGUS il controllo di coerenza è il preliminare obbligatorio del Passo 8, in cui l’analisi applica a sé stessa l’esigenza che il Passo 5 applica al testo. Il protocollo lo giustifica dal contratto performativo di 0.c. Ciascun punto riceve una risposta che nomina un elemento: allegati dichiarati attivi e sezioni effettivamente prodotte, coincidenza dei tre numeri di verifica con i controlli riportati, non contraddizione tra i passi, coerenza tra la mappa modale e il verdetto di costanza modale, calcoli ricalcolati, constatazioni fattuali non contraddittorie, fonte primaria, qualificazione delle assenze, registro dell’analisi. Ogni incoerenza rilevata deve essere risolta prima della consegna, non segnalata e conservata, e se non se ne rileva alcuna lo si dichiara in una riga. Si applica alla versione breve come a quella completa.
Da non confondere con il controllo di coerenza interna del Passo 5, che riguarda il testo analizzato e non l’analisi; e l’esame riflessivo, che lo segue e che pone domande sull’analista, non sulla coerenza dell’analisi.
Vedi anche esame riflessivo · controllo · costanza modale · contratto performativo
cornice
Significato comune Treccani registra la cornice del quadro, per estensione «qualsiasi elemento che circondi e limiti una superficie», gli impieghi figurati ornamentali, e, al figurato narrativo, la «parte accessoria di una narrazione, di un discorso, che serve a collegare e inquadrare le varie parti» — la cornice narrativa, come quella del Decameron. Nell’uso corrente si chiama cornice anche il complesso di fattori ambientali in cui si svolge un evento.
In ARGUS la cornice è ciò che il dispositivo di apertura impone al lettore. Non circonda il testo: delimita ciò che può essere pensato o detto, e posiziona l’autore come autorità. Il Principio fondamentale la pone come oggetto del primo esame, prima ancora di entrare nell’argomentazione. Il Passo 6 vi ritorna e chiede se la cornice iniziale abbia predeterminato o protetto l’argomentazione neutralizzando in anticipo determinate obiezioni, e se la tesi sopravviva al rifiuto del postulato di apertura. La presenza di una cornice non è un difetto: al Livello 0 di 7.c il testo «ha una cornice, come ogni testo», e ciò che si esamina è la sua funzione, non la sua esistenza.
Da non confondere con il senso figurato corrente, l’ambiente in cui si svolge un fatto, che descrive uno sfondo mentre la cornice ARGUS è un’operazione del testo sul lettore; la cornice narrativa; e il perimetro dichiarato in 0.a bis, che è una decisione dell’analista e non un atto del testo.
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corpus — dichiarazione, selezione di pertinenza
Significato comune Treccani registra corpus come corpo nel senso di raccolta — Corpus iuris civilis — e, per estensione, l’insieme dei vocaboli o delle frasi di una lingua, donde l’uso linguistico di raccolta metodica di testi.
In ARGUS un corpus è più testi correlati sottoposti come insieme, e la sua dichiarazione precede l’analisi del primo testo. La dichiarazione dice chi ha riunito i testi e secondo quale criterio, se provengono dalla stessa linea editoriale, e se una sintesi dovrà esserne tratta. La selezione di pertinenza dà, in una riga per testo, la qualificazione di pertinenza e la sua ragione: non vi appare alcuna constatazione analitica, perché sollevare un difetto a questo stadio sarebbe un giudizio emesso prima dell’analisi che dovrebbe stabilirlo. L’interruzione obbligatoria di 0.a è sostituita da un’unica validazione, collocata dopo la dichiarazione. Se l’utente restringe il corpus, la dichiarazione viene riscritta.
Da non confondere con un articolo accompagnato da una fonte primaria, che non è un corpus; e la composizione del corpus, che è una decisione distinta dal perimetro ARGUS interno a ciascun testo — fissare l’una non valida l’altro.
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costanza modale, test di direzione
Significato comune la costanza è la qualità di ciò che non varia; la direzione, il verso in cui qualcosa si orienta.
In ARGUS il controllo di costanza modale esamina ogni proposizione portante il cui grado di impegno varia a polarità e referente costanti, e coglie un’incoerenza che l’esame della validità logica lascia passare, perché non è una contraddizione ma un indebolimento del grado di impegno. Il test di direzione pone due domande. Il grado forte — assertorico, o il più elevato dei due osservati — è quello che svolge il lavoro argomentativo, quello sotto cui la proposizione funge da premessa, rafforza la tesi o accusa un avversario? Il grado debole — sospeso o ipotetico, o un ripiegamento su «probabile» dall’assertorico — compare là dove un impegno forte avrebbe un costo, cioè nella sezione sulle divergenze, in una concessione, nella riserva finale o nella risposta a un’obiezione? Due «sì» stabiliscono una ritrattazione modale direzionale.
Da non confondere con un cambiamento di polarità a grado forte costante, che è una contraddizione raggiungibile dal Passo 3 e che questo controllo non tratta; e l’irrigidimento modale, che è il caso simmetrico inverso e non rientra in questo controllo.
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D Inizio pagina
deferenza
Origine dal francese déférence, derivato di déférer.
Significato consolidato Treccani registra il «rispetto ossequioso e condiscendente dimostrato con atti o con parole a persona ritenuta superiore per grado, funzione, autorità, o anche soltanto di maggiore età e esperienza».
In ARGUS la deferenza è l’abbassamento dell’esigenza probatoria dell’analista davanti allo statuto di una fonte — istituzione riconosciuta, autore canonico, rivista sottoposta a peer review, agenzia di stampa affermata. È il punto (d) dell’esame riflessivo del Passo 8, e deve ricevere una risposta che nomini un’affermazione precisa oppure la dichiarazione esplicita che non è stato identificato alcun caso: un riconoscimento generico non lo soddisfa. Il Test 3.B vi rinvia per la simmetria della verifica: un riferimento ben formato, paginato e di aspetto impeccabile è il primo luogo in cui l’analista tende a rilassare la propria esigenza.
Da non confondere con il rispetto dovuto a una fonte competente, che non è un difetto — ciò che si constata è l’effetto sullo standard probatorio, non il sentimento; e il conformismo di serie, che riguarda l’allineamento ad analisi precedenti e non allo statuto di una fonte.
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denominatore
Significato comune Treccani registra il numero posto sotto il segno di frazione, «che sta a indicare in quante parti uguali è stata divisa l’unità», il minimo comune denominatore, e il figurato comune denominatore, l’elemento che, posseduto da più cose, permette di riunirle.
In ARGUS il Test B dell’Allegato 4 chiede se il denominatore sia indicato e se sia quello corretto, e il protocollo ne dà una definizione che scosta dall’aritmetica: il denominatore è «la popolazione, l’insieme o la base di riferimento a cui la percentuale si riferisce, non necessariamente il suo valore numerico assoluto». Così «9% delle vendite mondiali» indica il proprio denominatore anche se il volume totale non è fornito. Una percentuale senza popolazione o base identificabile non è un dato; per una variazione, il periodo o valore di confronto deve essere identificabile; e una percentuale il cui denominatore cambia nel corso del testo è un’equivocazione.
Da non confondere con il comune denominatore del senso figurato; e l’assenza del valore assoluto, che non è di per sé un difetto di denominatore.
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descrittori ortogonali — modalità retorica, origine o funzione
Origine ortogonale, dal latino tardo orthogonus, dal greco ὀρθογώνιος.
Significato consolidato Treccani registra il senso geometrico — «due enti che formano tra loro un angolo retto», con le sue applicazioni: rette ortogonali, proiezione ortogonale, riferimento ortogonale. Il senso di indipendenza tra due caratteristiche, che è quello del protocollo, non è un senso registrato nella voce, e la notizia lo pone come estensione.
In ARGUS i descrittori ortogonali sono due caratteristiche che l’analista può aggiungere dopo il livello di 7.c, e che non modificano mai il numero del livello né devono servire a inferirlo. La modalità retorica è frontale quando impegno, accusa o mobilitazione sono immediatamente visibili, sofisticata quando la persuasione opera attraverso i codici di credibilità attesi dal pubblico — tecnicità, competenza, moderazione, abbondanza documentaria, concessioni, neutralità del tono. L’origine o funzione è giornalistica, militante, aziendale, istituzionale, statale, parastatale o altra qualificazione stabilita con precisione. Si aggiungono soltanto se stabilite, e un’origine statale o istituzionale non implica alcun livello automatico.
Da non confondere con una diagnosi — «l’origine del testo non è mai una diagnosi»; e il grado di propaganda, che è il livello e che i descrittori non modificano.
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destinazione retorica
Significato comune la destinazione è il luogo o il destinatario verso cui qualcosa è inviato; retorico qualifica ciò che riguarda l’arte del discorso.
In ARGUS il principio di destinazione retorica pone che nessun testo argomentativo deve essere valutato indipendentemente dal pubblico a cui si rivolge. La conseguenza è contro-intuitiva: una propaganda efficace non ha necessariamente l’aspetto di una propaganda grossolana, perché adotta i codici di credibilità attesi dal proprio pubblico. Per un pubblico popolare può privilegiare la semplificazione, gli slogan o l’emozione diretta; per un pubblico colto, istituzionale o esperto, può assumere la forma di un’analisi documentata, sfumata, prudente e apparentemente equilibrata. Il principio impone all’analista una distinzione: la presenza formale di sfumature non è la loro funzione reale nell’argomentazione.
Da non confondere con l’adattamento al pubblico inteso come difetto, poiché ogni comunicazione argomentativa tiene conto del destinatario e ciò non qualifica nulla; e il pubblico bersaglio, che è l’oggetto dell’esame di 0.f e non il principio che lo giustifica.
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dispositivo di apertura
Significato comune Treccani registra dispositivo come aggettivo — ciò con cui si dispone, si stabilisce, si ordina, la parte dispositiva di una legge — e, in diritto, quella parte della sentenza «nella quale è contenuta la decisione del giudice»; come sostantivo, il congegno che serve a una determinata funzione, e per figura l’ordinamento tattico di forze militari.
In ARGUS il dispositivo di apertura è il segmento iniziale del testo — titolo, prime frasi, primo paragrafo, aneddoto introduttivo, domanda iniziale — considerato come un atto strategico e non come una semplice introduzione. Non è mai neutro: impone una cornice, delimita ciò che può essere pensato o detto e posiziona l’autore come autorità. Il Passo 1 lo esamina per primo, prima di entrare nell’argomentazione, su sei punti; il Passo 6 vi ritorna e chiede se la cornice iniziale abbia predeterminato o protetto l’argomentazione.
Da non confondere con il congegno dell’uso corrente e il dispositivo di una sentenza; e l’introduzione intesa come genere — ciò che si esamina non è la sua funzione editoriale ma il suo effetto sul lettore.
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dispositivo di autolegittimazione
Significato comune legittimare è rendere legittimo; l’autolegittimazione, il fatto di legittimarsi da sé.
In ARGUS il Passo 5 confronta il programma annunciato nell’apertura con il contenuto effettivo del corpo. Se viene constatato uno scarto, la dichiarazione iniziale deve essere riqualificata: funziona come dispositivo di autolegittimazione, cioè come un annuncio che produce credito senza essere onorato. Il protocollo pone immediatamente il limite: lo scarto stabilisce questa funzione; da solo non consente di concludere sulla sincerità dell’autore, e l’analisi non deve farlo.
Da non confondere con un’intenzione strategica, che si inferisce al Passo 4 con un grado di fiducia dichiarato; e un’incompletezza del documento, poiché quando l’oggetto è troncato il Passo 5 non può concludere a uno scarto.
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E Inizio pagina
elogio o biasimo comparativo
Significato comune Treccani registra il biasimo come «sentimento di disapprovazione soprattutto morale verso una persona o i suoi atti, e le parole stesse con cui si disapprova».
In ARGUS la Regola 19 vieta di accreditare o screditare un testo confrontandolo con una classe di testi — «migliore di quanto richieda il genere», «raro in questo tipo di produzione», «come spesso accade in questi ambienti». Un confronto di questo tipo presuppone un’affermazione empirica su quella classe; se l’analisi non può stabilirla, il confronto viene eliminato e la constatazione formulata senza termine di paragone. Il protocollo lo dice contropartita della Regola 14: quella vieta i moderatori vaghi che attenuano la critica, questa i confronti vaghi che gonfiano un elogio o un rimprovero.
Da non confondere con un confronto che l’analisi può effettivamente stabilire, che resta ammissibile; e il divieto di termini carichi, che è l’altro ramo della stessa regola.
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esame riflessivo
Significato comune Treccani registra riflessivo anzitutto di chi ha l’abitudine della riflessione, e poi di ciò che «si riflette su sé stesso», da cui il verbo riflessivo della grammatica, in cui il soggetto dell’azione ne è anche l’oggetto.
In ARGUS l’esame riflessivo è la seconda parte del Passo 8, in cui l’analista applica a sé stesso i test che ha applicato al testo, e non è più facoltativo. Può ridursi a tre o quattro righe, che coprono almeno un presupposto non dimostrato ammesso dall’analista, un rischio di bias identificato, un limite informativo irrisolto, la deferenza e il conformismo di serie. Questi due ultimi punti «devono ricevere una risposta che nomini un elemento preciso oppure la dichiarazione esplicita che non è stato identificato alcun caso»: un riconoscimento generico non li soddisfa. Un limite già segnalato nella clausola «quando gli elementi sono insufficienti» del Passo 7 non viene conteggiato qui una seconda volta come limite distinto: basta un rinvio. La versione lunga sviluppa presupposti, bias e limiti, e vi aggiunge un controllo esplicito di simmetria epistemica.
Da non confondere con il controllo di coerenza, che precede l’esame riflessivo, è meccanico, e porta sulla coerenza dell’analisi e non sull’analista.
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esito del controllo — riuscito, parziale, infruttuoso
Significato comune dal latino exĭtus, da exire «uscire». Treccani registra l’uscita o lo sbocco, e più comunemente il risultato, la conclusione: l’esito di una battaglia, di un esame.
In ARGUS ogni controllo è descritto da due assi indipendenti, e l’esito è il primo. Ha tre valori. Riuscito: documentato secondo la condizione di conteggio. Parziale: con le parti stabilite e non stabilite nominate. Infruttuoso: il controllo è stato svolto senza stabilire nessuno degli elementi cercati. L’esito dipende dal risultato, non dalla produzione di una fonte: una fonte fornita che non stabilisce nulla di ciò che si cercava produce un controllo infruttuoso. Un controllo infruttuoso viene dichiarato separatamente, con l’oggetto della ricerca, e non è incluso nel numero dei controlli riusciti. Ogni analisi dichiara i tre numeri e giustifica lo zero.
Da non confondere con la modalità di accesso, che è l’altro asse e resta indipendente — un esito non presuppone una ricerca online; e la falsità di ciò che si cercava, che un controllo infruttuoso non stabilisce.
Vedi anche controllo · modalità di accesso · verifica esterna
esito indeterminato
Significato comune indeterminato è ciò che non è stabilito né fissato.
In ARGUS il caso è quello di un elemento che manca come prova necessaria per una proposizione centrale, ma il cui esito potrebbe confermare o confutare allo stesso modo la tesi. L’indeterminazione è una proprietà aggiuntiva, non una qualificazione concorrente: si conserva la qualificazione ottenuta alla prima soglia e si aggiunge la nota «esito indeterminato». Il suo unico effetto è impedire la seconda soglia, poiché la dimostrazione che essa richiede non può essere condotta. Si dichiara in una riga: la prova manca e il suo esito è indeterminato.
Da non confondere con la qualificazione della prima soglia non determinabile allo stato attuale, che riguarda ciò che l’analisi non può stabilire sull’accessibilità, mentre qui l’assenza è qualificata e ciò che resta indeterminato è il risultato che l’elemento avrebbe dato.
Vedi anche test delle assenze · omissione strutturante · clausola «quando gli elementi sono insufficienti»
F Inizio pagina
falsa precisione
Significato comune Treccani registra la precisione come esattezza e meticolosità, e, nelle scienze sperimentali, «il grado più o meno alto con cui, nell’eseguire l’esperienza o la lavorazione, ci si avvicina alle condizioni prefissate», con la distinzione tra precisione assoluta e relativa.
In ARGUS il Test F dell’Allegato 4 chiede se il numero di cifre significative superi ciò che il metodo può sostenere. Il protocollo ne dà l’esempio — una proiezione al milione più vicino su un modello decennale — e, soprattutto, ne nomina la funzione: la falsa precisione funziona come marcatore di serietà ai sensi di 3.K. È ciò che la distingue da un semplice errore di arrotondamento: non è un difetto di calcolo, è un dispositivo di credibilità.
Da non confondere con l’imprecisione, che è il difetto opposto; e la precisione documentaria di 3.K, che riguarda i riferimenti e non le cifre — benché le due si sostengano, ed è la ragione del rinvio.
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falsificabilità
Origine derivato di falsificabile; nel senso epistemologico, per influsso dell’inglese falsifiability.
Significato consolidato Treccani registra due sensi, e il primo non è quello atteso: «possibilità di essere falsificato, contraffatto». Il secondo è il «criterio proposto dal filosofo della scienza K. R. Popper per il riconoscimento di un’ipotesi scientifica», che «consiste nella possibilità di confutazione dell’ipotesi in questione da parte dell’esperienza».
In ARGUS il Test 3.F chiede se la tesi sia formulata in modo da poter essere confutata o se sia immunizzata contro ogni contraddizione, e va oltre la forma della tesi per esaminare come il testo la usa: si elencano le osservazioni che il testo tratta come conferme, e si chiede se un’osservazione di segno opposto sia anch’essa trattata come conferma. In tal caso il difetto è infalsificabilità d’uso, distinta dall’immunizzazione formale: la tesi è confutabile nella formulazione ma assorbe ogni osservazione nell’applicazione. Una domanda chiude il test: quale osservazione il testo riconoscerebbe come confutante? Se non ne nomina nessuna, lo si segnala.
Da non confondere con il primo senso registrato, la contraffazione, che qui non è mai in gioco; e l’idea che una tesi falsificabile sia per ciò stesso solida — la falsificabilità riguarda la forma e l’uso, non la verità.
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fonte primaria
Significato comune Treccani registra fonte nel senso figurato di «ciò da cui qualche cosa emana o proviene direttamente» e di persona da cui si ottengono notizie, e, in storia, le testimonianze scritte contemporanee agli avvenimenti studiati. La locuzione fonte primaria non figura nella voce consultata, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso: nell’impiego corrente essa designa un documento di prima mano, prodotto nel contesto che si studia, per opposizione alle fonti che lo commentano.
In ARGUS il carattere primario, ufficiale, contemporaneo o direttamente pertinente di un elemento fornito non basta ad attivare il test di fedeltà. Il test si attiva soltanto quando il testo analizzato si riferisce esso stesso a quella fonte — la cita, la nomina, la riassume, la commenta o la critica — oppure quando l’analisi può stabilire che l’affermazione verificata ne riproduce il contenuto. La semplice concordanza di argomento, data, formulazione o cifra non basta a stabilire tale filiazione. In mancanza, l’elemento resta una verifica esterna ordinaria: può corroborare o contraddire, ma le qualificazioni di fedeltà non si applicano. Una fonte primaria disponibile non attiva da sola né l’Allegato 3 né il test di fedeltà.
Da non confondere con la fonte fornita, che è una modalità di accesso e non uno statuto della fonte; e il corpus — un articolo accompagnato da una fonte primaria non costituisce un corpus.
Vedi anche test di fedeltà · verifica esterna · modalità di accesso · corpus
G Inizio pagina
genere testuale, contratto di lettura
Origine contratto di lettura appartiene al vocabolario della semiotica dei media.
Significato consolidato la voce Semiotica di Treccani consultata non registra la locuzione contratto di lettura, e da questa assenza non si deduce nulla quanto all’uso: la locuzione è insediata nella semiotica dei media italiana, dove Anna Maria Lorusso e Patrizia Violi, Semiotica del testo giornalistico (Laterza), le dedicano una sezione, «Contratti di lettura e stili enunciazionali». Nell’uso corrente, genere designa la categoria a cui un’opera appartiene.
In ARGUS il Passo 0.b determina il genere dominante del testo e adegua di conseguenza le esigenze di prova. Otto categorie: editoriale o articolo d’opinione, reportage o articolo di stampa, saggio o analisi prospettica, articolo scientifico o tecnico, argomentazione di parte o manifesto, testo militante di schieramento, propaganda come contratto di lettura descrittivo, e altro. Il contratto di lettura è ciò che il genere installa: per l’editoriale le esigenze di prova fattuale sono basse e l’analisi si concentra su logica, coerenza e retorica; per il reportage i fatti centrali devono essere documentati o attribuiti; per l’articolo scientifico l’esigenza di prove è massima. La categoria «propaganda» in 0.b descrive un contratto di lettura, non è una diagnosi: la diagnosi e il suo grado si stabiliscono in 7.c, e in caso di dubbio si conserva una designazione descrittiva.
Da non confondere con il grado di propaganda di 7.c, che è la diagnosi; e il contratto performativo, che si aggiunge alla norma del genere quando il testo prescrive esso stesso una norma di rigore.
Vedi anche norma di prova · contratto performativo · contratto di credibilità · grado di propaganda
grado di impegno — assertorico, probabile, ipotetico, sospeso
Origine dal latino tardo assertorius, per assertorico, e la tradizione kantiana della modalità del giudizio.
Significato consolidato Treccani
registra assertorio — «che vale ad
asserire, a convalidare un’affermazione», con il giuramento
assertorio, poi il senso della logica kantiana. Il
Dizionario di filosofia Treccani porta la voce giudizio
assertorio: «nella logica kantiana, è il giudizio che, assieme
a quello apodittico e a quello problematico, costituisce la
categoria della modalità; consiste in un’affermazione o negazione (A
è B; A non è B), senza alcuna idea di necessità o di possibilità…
viene pertanto denominato anche giudizio di realtà». Il
protocollo scrive assertorico; le due pagine consultate
non portano questa forma, e da ciò non si deduce nulla quanto
all’uso.
In ARGUS il grado di impegno è
il grado con cui il testo si impegna verso una proposizione
portante, in quel punto preciso del testo, e si annota
insieme alla polarità nella mappa modale del Passo 2. Quattro gradi:
assertorico, posto come fatto; probabile;
ipotetico; sospeso, cioè giudizio lasciato in
sospeso. La glosa si attacca al solo
sospeso: gli altri tre gradi non ne hanno. La
sospensione riguarda il grado di impegno verso la proposizione
bersaglio e non è una terza polarità: «non si sa se
P» resta di polarità P, al grado sospeso. L’annotazione è neutra: si
registra, non si giudica ancora la costanza.
Da non confondere con la polarità, che oppone P e ¬P e che il controllo del Passo 6 non tratta; e una concessione, che è un luogo in cui può comparire un basso grado di impegno, non un grado in sé.
Vedi anche mappa modale · proposizione portante · costanza modale · polo forte
grado di propaganda — i cinque livelli
Significato comune il grado è la posizione su una scala.
In ARGUS la scala di 7.c ha cinque livelli, e misura il grado di chiusura interpretativa. Livello 0, informazione aperta: il testo ha una cornice, come ogni testo, ma nessun bias strutturante protegge la sua conclusione. Livello 1, informazione orientata: una cornice o una selezione dei fatti orienta la lettura, ma il lettore conserva gli elementi necessari all’esame autonomo. Livello 2, argomentazione di parte: il testo difende attivamente una posizione, e le obiezioni restano capaci di modificarla. Livello 3, propaganda: più meccanismi convergenti proteggono la conclusione dall’esame autonomo. Livello 4, propaganda bloccata: la protezione diventa autoimmunizzante o materialmente chiusa. Il termine «propaganda» comincia al Livello 3. Il passaggio da un livello al successivo risponde a una domanda diversa e non si deduce dal numero dei difetti; l’esitazione tra due livelli si risolve con la domanda della soglia, mai facendo una media.
Da non confondere con l’origine del testo, che non è mai una diagnosi; e la gravità di 7.a, che qualifica i difetti e non il dispositivo.
Vedi anche chiusura interpretativa · soglia · descrittori ortogonali · livelli di sottoperimetro
griglia di gravità — redibitorio, maggiore, minore
Origine dal latino tardo redhibitorius, derivato di redhibere «restituire» (Treccani).
Significato consolidato Treccani situa il termine nel diritto civile: «azione r., azione di risoluzione del contratto che, nella compravendita, il compratore può esercitare contro il venditore, quando scopra che la cosa acquistata è affetta da vizî occulti, tali da alterare la consistenza economica della cosa venduta, così da renderla inidonea all’uso o da diminuirne il valore»; e per estensione i vizî redibitorî, «quelli che possono dar luogo ad azione redibitoria».
In ARGUS la griglia di 7.a assegna a ogni difetto uno di tre gradini, e il gradino non si deduce dalla natura del difetto ma dal test di sostituzione. Si costruisce la versione minima del testo in cui il difetto è corretto, e si chiede se questa versione emendata possa mantenere la conclusione centrale senza cambiare la natura della propria pretesa. Se la conclusione non può più essere mantenuta con la stessa pretesa, il difetto è redibitorio; se può esserlo con una pretesa chiaramente indebolita, maggiore; se conclusione e pretesa restano invariate, minore. La parola redibitorio è riservata a questa griglia: la constatazione invalidante del Test A dell’Allegato 4 non vi si trasferisce sotto quella etichetta, ed entra in 7.a attraverso il test di sostituzione, che da solo ne decide il rango.
Da non confondere con l’azione redibitoria del diritto civile, che risolve un contratto, mentre qui nulla viene annullato; e «gravità non determinabile allo stato attuale», che non è un quarto gradino ma l’esito della clausola di insufficienza quando il test di sostituzione non può essere eseguito.
Vedi anche test di sostituzione · clausola «quando gli elementi sono insufficienti» · cifra probatoria · ritrattazione modale direzionale
I Inizio pagina
infalsificabilità d’uso, immunizzazione formale
Significato comune Treccani registra l’immunizzazione come «in medicina, la creazione di uno stato d’immunità». L’infalsificabilità non è stata reperita come voce autonoma nel Vocabolario consultato, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso; la voce falsificabilità, essa, è registrata.
In ARGUS le due nozioni nominano due modi opposti di proteggere una tesi dalla contraddizione. L’immunizzazione formale riguarda la formulazione: la tesi è costruita in modo da non poter essere confutata. L’infalsificabilità d’uso riguarda l’applicazione: la tesi è confutabile nella formulazione, ma il testo tratta come conferma anche un’osservazione di segno opposto. Il protocollo insiste su ciò che rende la seconda difficile da vedere: essa sopravvive a un esame limitato alla formulazione della tesi, poiché quella formulazione è confutabile, e il difetto appare soltanto nell’uso.
Da non confondere con una tesi semplicemente solida, che resiste alle obiezioni perché è sostenuta e non perché le assorbe; e la concessione immunizzante, che protegge la conclusione producendo un’apparenza di equilibrio e non trattando le smentite come conferme.
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intenzione strategica — i tre livelli
Significato comune Treccani registra l’intenzione come «orientamento della coscienza verso il compimento di un’azione, direzione della volontà verso un determinato fine»; strategica qualifica ciò che serve un piano d’insieme.
In ARGUS l’intenzione non si constata, si inferisce, e l’inferenza segue una progressione obbligatoria in tre livelli, aperta da un preliminare che non è facoltativo. Il preliminare identifica lo scopo dichiarato: che cosa il testo dice di voler fare — convincere, denunciare, mobilitare, spiegare, testimoniare —, e questo scopo serve poi da punto di confronto per tutto il resto dell’analisi. Il Livello 1 rileva, senza interpretarli, gli indizi testuali — segni di distinzione in un campo, appelli a un pubblico specifico, silenzi e temi evitati, insistenze e ripetizioni, scarto tra registro e destinatario dichiarato, tensioni che suggeriscono che il testo non possa assumere apertamente tutto ciò che fa. Il Livello 2 formula una o più ipotesi, ciascuna presentata come tale e collegata esplicitamente agli indizi che la sostengono. Il Livello 3 assegna a ogni ipotesi un grado di fiducia — alto, medio o basso —, e se nessuna ipotesi raggiunge il grado alto, lo si dichiara: l’intenzione strategica non è sempre inferibile, ed è più onesto sospendere il giudizio che forzare un’interpretazione.
Da non confondere con lo scopo dichiarato, che si legge nel testo invece di essere inferito e che il preliminare registra come termine di confronto; e la confutazione della tesi — l’intenzione inferita non confuta nulla, ma può spiegare le debolezze argomentative.
Vedi anche posizionamento implicito · programma annunciato · ciò che il testo stabilisce solidamente · dispositivo di autolegittimazione
interruzione obbligatoria
Significato comune Treccani registra l’interruzione come il fatto di interrompere e il suo effetto: la sospensione di un’attività o di un discorso.
In ARGUS se la pertinenza è parziale, debole o ambigua — in qualsiasi forma, per grado o per composizione — l’analisi si interrompe dopo la valutazione di pertinenza e non entra in nessun altro passo. L’interruzione non è una richiesta di autorizzazione: consiste nel sottoporre una proposta che l’utente può correggere, e contiene tre elementi, e soltanto tre — la qualificazione di pertinenza con la sua ragione in una riga, il perimetro proposto con le sezioni incluse ed escluse nominate, e il regime secondo il quale verrebbero esaminate le sezioni escluse. Tre esiti sono possibili: validare, correggere il perimetro, abbandonare, e l’interruzione ricorda che convalidare un perimetro ristretto può rendere inaccessibili alcune constatazioni, mentre un ampliamento resta possibile. Due casi soltanto dispensano dall’interruzione, e le loro due formule non devono mai essere riprodotte insieme: quando l’utente ha già fissato il perimetro nella richiesta, l’analisi dichiara in testa «perimetro fissato dall’utente nella richiesta; nessuna validazione aggiuntiva necessaria»; quando la validazione è espressamente dispensata senza che il perimetro sia stato fissato, essa dichiara «perimetro non validato dall’utente, fissato unilateralmente dall’analista», che non è una formalità ma segnala al lettore che la decisione più decisiva dell’analisi non ha ricevuto controllo esterno. In entrambi i casi di esenzione, se il perimetro è ristretto, l’analisi ricorda ugualmente che ciò può rendere inaccessibili alcune constatazioni e che un ampliamento resta possibile.
Da non confondere con una negoziazione della gravità delle constatazioni o una domanda su ciò che l’utente desidera trovare — un’interruzione che chieda altro che la validazione del perimetro è un fallimento.
Vedi anche pertinenza · perimetro · regime delle sezioni escluse · corpus
irrigidimento modale
Significato comune irrigidire è rendere rigido; l’irrigidimento, il fatto di indurirsi.
In ARGUS l’irrigidimento modale è il caso simmetrico inverso della ritrattazione: una proposizione portante prudente in apertura e asserita in conclusione. Il protocollo lo dichiara fuori dal controllo del Passo 6, e ne dà la ragione: le sue forme documentate e cifrate sono già colte altrove, l’una dal test di fedeltà di 3.B sotto la constatazione rafforzata, l’altra dal Test E dell’Allegato 4. La forma restante, in cui l’autore irrigidisce un’affermazione non cifrata senza che il corpo abbia fornito il nuovo sostegno, viene segnalata sotto l’esame della validità del Passo 3 come escalation non giustificata, un eccesso del conclusivo sulle premesse, riutilizzando la mappa modale del Passo 2.
Da non confondere con la ritrattazione modale, che va dal grado forte al debole; e un rafforzamento legittimo, quando il corpo ha effettivamente fornito il sostegno.
Vedi anche costanza modale, test di direzione · verifica della validità · test di fedeltà · mappa modale
L Inizio pagina
le tre eccezioni del Passo 6
Significato comune un’eccezione è ciò che si sottrae a una regola.
In ARGUS ciascuna delle tre, se si applica, fa sì che non vi sia difetto e che il controllo resti muto. La modestia costante: la proposizione mantiene lo stesso grado di impegno prudente da un capo all’altro, e la riserva finale non fa che restituire questa prudenza; la verifica è semplice, l’apertura è già prudente? La revisione esplicitamente assunta: l’autore pone la proposizione al grado forte, poi la rivede esplicitamente e cessa effettivamente di appoggiarsi alla sua forza per concludere, adattando la propria conclusione; le due condizioni sono cumulative, e riconoscere che un’affermazione era «troppo assoluta» per poi continuare a trarne lo stesso beneficio non è una revisione ma una ritrattazione mascherata. La partizione del perimetro: i due poli non vertono sullo stesso referente o sullo stesso perimetro, e una distinzione affermata senza dimostrazione non fa scattare l’eccezione.
Da non confondere con l’attenuazione che la Regola 14 protegge, poiché è la stessa salvaguardia estesa alla modalità; e un’eccezione concessa per impostazione predefinita, mentre ciascuna richiede una verifica nominata.
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livelli di sottoperimetro
Significato comune un sottoperimetro è una parte delimitata all’interno di un perimetro.
In ARGUS in un testo lungo o composito un unico livello globale può cancellare la disparità dei regimi: una sezione può essere di Livello 3 in modalità frontale in un testo globalmente di Livello 1. L’analista può allora assegnare un livello principale accompagnato da livelli di sottoperimetro, a due condizioni imperative. Il livello globale non è la media dei livelli di sottoperimetro: va giustificato come giudizio autonomo, riferito al perimetro ARGUS considerato nel suo insieme. E ogni livello di sottoperimetro deve essere collegato a sezioni nominate, mai a un passaggio isolato selezionato a posteriori — senza questa condizione, la sottoassegnazione permetterebbe di estrarre un paragrafo severamente valutato da un testo altrimenti solido.
Da non confondere con le sezioni escluse dal perimetro in 0.a bis, alle quali il livello globale non si riferisce; e una media tra livelli, che il protocollo vieta due volte.
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M Inizio pagina
mappa modale
Significato comune una mappa è una rappresentazione ordinata di un insieme; modale rinvia alla modalità, cioè al modo in cui una proposizione è posta.
In ARGUS la mappa modale è l’annotazione, per ogni proposizione portante, della polarità e del grado di impegno così come il testo li pone in quel punto. Si traccia al Passo 2, ed è stata introdotta in V5.1.0. Se la stessa proposizione portante, sullo stesso referente e a polarità costante, compare in più punti con gradi di impegno diversi, si annota ogni occorrenza e il suo luogo — apertura, corpo, concessione o riserva finale. L’annotazione è neutra: si registra, non si giudica ancora la costanza. Il passaggio è limitato alle proposizioni portanti, e la mappa non annota ogni frase.
Da non confondere con un riassunto della tesi, che la ricostruzione neutra produce altrove; e il verdetto di costanza modale, che si rende al Passo 6 a partire da questa mappa e non nella mappa stessa.
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marcatori di autorità
Significato comune Treccani registra sotto marcatore chi appone marche o segni distintivi, chi svolge operazioni di registrazione, il giocatore che segna o che marca un avversario, e, in biologia, il marcatore genetico, che consente l’identificazione di ceppi o popolazioni.
In ARGUS i marcatori di autorità sono il quarto punto della griglia del Passo 1: il testo invoca un’istanza vaga ma presentata come indiscutibile — «il punto teorico», «la storia», «la scienza», «tutti sanno che», «qualsiasi persona informata» — per chiudere il dibattito prima di aprirlo. Ciò che si constata è l’operazione, non la qualità dell’istanza invocata: un riferimento può essere esatto e funzionare comunque come marcatore, se il testo se ne serve per rendere superflua la dimostrazione.
Da non confondere con i marcatori di serietà di 3.K, che sono i segni attesi da un pubblico determinato e non un’istanza invocata; e la citazione di una fonte identificabile, che è ciò che la norma di prova richiede.
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marcatori di serietà
Significato comune come sopra per marcatore. Treccani registra la serietà come «l’essere serio, nei varî sign. dell’agg., riferito a persone», e, riferita a cose, come condizione o situazione preoccupante, pericolosa. Il senso che qui serve — il carattere di ciò che è degno di considerazione — non è un senso registrato nella voce, e la notizia lo pone come estensione.
In ARGUS i marcatori di serietà sono i segni che il pubblico bersaglio si aspetta da un testo credibile — fonti numerose, esperti, riferimenti storici, tono analitico, prudenza lessicale, cifre, concessioni, complessità sintattica, distinzione apparente tra fatti e interpretazioni. Il Test 3.K chiede se essi rafforzino realmente la qualità dimostrativa del testo o se servano soprattutto a rendere accettabile una conclusione già fissata. La loro presenza non è un difetto; ciò che si esamina è la loro funzione. La falsa precisione dell’Allegato 4 è espressamente descritta come funzionante da marcatore di serietà.
Da non confondere con i marcatori di autorità del Passo 1; e la qualità reale del testo, che 7.b registra separatamente.
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misurazione, stima, modello, proiezione
Significato comune le quattro parole hanno il loro senso corrente: misurare, valutare approssimativamente, rappresentare mediante un modello, prolungare nel futuro.
In ARGUS il Test E dell’Allegato 4 chiede se la cifra sia misurata, stimata a partire da un campione, prodotta da un modello o proiettata nel futuro, e se il testo distingua queste categorie. La conseguenza è operativa e tranchante: una cifra modellizzata presentata come misurazione è un’affermazione non supportata, anche quando il modello è buono. La distinzione non riguarda la qualità del calcolo ma lo statuto che il testo attribuisce al numero.
Da non confondere con il Test F, che riguarda il numero di cifre significative e non la natura del dato; e il divieto del §5 — l’analista non sostituisce il modello dell’autore con il proprio.
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modalità di accesso — fonte fornita, ricerca esterna
Significato comune Treccani registra la modalità come «modo particolare di essere, di presentarsi (di un fatto, di un fenomeno, di un rapporto)», notando che il termine è talvolta adoperato al posto del più semplice modo; l’accesso è la possibilità di raggiungere o consultare qualcosa.
In ARGUS la modalità di accesso è il secondo dei due assi indipendenti che descrivono ogni controllo, e ha due valori: fonte fornita, quando il controllo confronta con un allegato o un documento già presente; ricerca esterna, quando la fonte è stata cercata. Viene dichiarata perché né il costo né la riproducibilità per un terzo sono comparabili tra le due. I due assi non si presentano mai come un unico elenco di categorie sullo stesso piano: un esito infruttuoso può prodursi tanto su una fonte fornita quanto su una ricerca, e una fonte fornita che non stabilisce nulla produce un controllo infruttuoso.
Da non confondere con l’esito del controllo, che è l’altro asse; e l’idea che una verifica degna di questo nome supponga una ricerca online.
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moderatori vaghi
Significato comune Treccani registra sotto moderatore chi induce a moderazione o pone un freno, chi dirige e coordina un dibattito, e i sensi tecnici — il canale moderatore, la sostanza moderatrice di un reattore. Il senso ARGUS non è tra questi: qui il moderatore è un’espressione che attenua, non una persona né un dispositivo.
In ARGUS la Regola 14 vieta di attenuare una conclusione critica con moderatori vaghi o timidi quando il testo non giustifica tale attenuazione, e nomina gli esempi: «insufficientemente», «non abbastanza», «relativamente», «parzialmente», «tende a», «sembra», «quasi», «in certa misura». Possono essere usati soltanto se corrispondono precisamente allo stato del testo. Se un elemento è assente, si dice che è assente; se si osserva una contraddizione, si dice che vi è una contraddizione. La prudenza critica non consiste nell’indebolire la diagnosi, ma nel distinguere ciò che l’analisi permette di affermare da ciò che non permette. Una salvaguardia accompagna il divieto: un testo che è esso stesso sfumato non va penalizzato, e l’analisi deve riprodurne la sfumatura in termini precisi.
Da non confondere con la clausola di insufficienza, che è una dichiarazione motivata e non un’attenuazione; e il moderatore di un dibattito.
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N Inizio pagina
non ricostruibile
Significato comune Treccani registra, sotto ricostruire, il senso che qui serve: «di fatti già avvenuti, arrivare a conoscerne lo svolgimento valendosi delle circostanze note e di eventuali ipotesi», con l’esempio del giudice che ricostruisce un delitto sui pochi elementi disponibili. Non ricostruibile è dunque ciò che non si può rifare a partire da quegli elementi.
In ARGUS quando i dati forniti dal testo non permettono di ritrovare il risultato indicato, la constatazione da registrare è «risultato non ricostruibile a partire dai dati forniti». Il protocollo ne fa un difetto del testo e non un invito a ricalcolare diversamente: rifare il calcolo con ipotesi diverse da quelle dell’autore produrrebbe una confutazione da parte dell’analista, non un esame del testo. La situazione rientra nella clausola di insufficienza del Passo 7. Il Test A vi sfugge soltanto per ragioni di costo: né l’onere del calcolo né l’incertezza sull’ordine di grandezza lo rendono non decidibile, ma la mancanza di un dato minimo sì, e l’enumerazione di quei dati non è una scusa per non cercare.
Da non confondere con una cifra falsa, che è un’altra constatazione; e un difetto di denominatore, che si constata soltanto quando manca davvero una base di riferimento.
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norma di prova
Significato comune Treccani
registra la norma come «regola di condotta, stabilita
d’autorità o convenuta di comune accordo», con i suoi sensi
giuridico e tecnico, e la prova come «argomento,
testimonianza, documento atti a dimostrare la verità di
un’affermazione o la realtà di un fatto». L’espressione unisce i due
termini. La nozione vicina che l’italiano ha insediato porta un
altro nome: standard di prova, che la
letteratura processuale definisce come le «regole che determinino il
grado di sufficienza probatoria per considerare provata una ipotesi
in un processo giudiziale» (Ferrer Beltrán e Tuzet, Diritto
& Questioni Pubbliche, XVIII, 2018/2).
In ARGUS la norma di prova è una frase esplicita, scritta prima dell’esame critico, che dichiara che cosa l’analista considera una giustificazione interna sufficiente per questo testo, dato il suo genere. Il protocollo ne dà un esempio per l’editoriale: una citazione diretta, un riferimento a un’autorità identificabile, cifre attribuite o una coerenza interna argomentata, le affermazioni non attribuite essendo segnalate come non supportate. La norma è indicizzata al genere testuale, e è vietato rilassarla durante l’analisi per salvare la coerenza del testo: se un fatto centrale non la soddisfa, viene classificato come non supportato. La norma non resta nel Passo 0: le dichiarazioni di 0.c vengono riprese all’inizio del Passo 3, che si apre ricordando la norma di prova dichiarata.
Da non confondere con lo standard di prova del processo, che è fissato dall’ordinamento per un tipo di giudizio, mentre la norma di prova di ARGUS è dichiarata dall’analista per un testo determinato e indicizzata al suo genere — chi le confonde attende che la norma gli venga data invece di dichiararla, che è precisamente ciò che 0.c impone; il contratto performativo, che si aggiunge alla norma del genere quando il testo prescrive esso stesso una norma di rigore; e la norma giuridica, che qui non è in gioco.
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O Inizio pagina
omissione strutturante
Significato comune strutturante qualifica ciò che dà struttura a un insieme.
In ARGUS un’assenza è un’omissione strutturante soltanto se l’analista dimostra esplicitamente che l’elemento assente, se integrato, contraddirebbe direttamente la conclusione o richiederebbe una revisione importante del meccanismo causale sostenuto. È la seconda soglia di 3.E, e si apre soltanto per un’assenza già qualificata come strategica. Il protocollo la cita inoltre tra gli esempi di difetto redibitorio in 7.a, e tra i meccanismi del Livello 4 in 7.c.
Da non confondere con l’omissione strategica, che è la qualificazione della prima soglia e si stabilisce senza considerare l’effetto sulla conclusione; e un’assenza a esito indeterminato, per la quale la seconda soglia non può aprirsi, poiché la dimostrazione richiesta è impossibile.
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ordine di grandezza, unità non ripetibile
Significato comune la locuzione ordine di grandezza non figura nella voce grandezza, che registra la dimensione fisica, la misura e i sensi figurati di eccellenza; da questa assenza non si deduce nulla quanto all’uso. Nell’impiego corrente essa designa la scala approssimativa di una quantità.
In ARGUS il Test A dell’Allegato 4 estrapola il tasso indicato sull’intero periodo e rapporta il risultato alla popolazione o all’insieme di riferimento. Tre forme lo richiedono per prime: un tasso orario o giornaliero applicato per anni, un raddoppio periodico, una crescita composta prolungata. Un risultato superiore all’insieme di riferimento stabilisce l’impossibilità soltanto a una condizione: l’unità conteggiata deve essere non ripetibile, cioè la stessa unità può contribuire una sola volta — una morte per persona, un seggio per elezione. Gli eventi ripetibili, come consultazioni o transazioni, non soddisfano la condizione e possono legittimamente superare la popolazione. Quando l’insieme si rinnova, il limite va aumentato a partire da dati stabiliti, mai da una stima propria dell’analista; senza limite stabilito, il calcolo si riporta ma l’impossibilità non si afferma, e questo silenzio non convalida la cifra.
Da non confondere con una cifra semplicemente grande; e il Test B — un dato mancante resta un difetto di ricostruibilità del Test A e non si riclassifica come difetto di denominatore.
Vedi anche cifra probatoria · denominatore · non ricostruibile · griglia di gravità
P Inizio pagina
perimetro
Significato comune Treccani registra il perimetro come somma dei lati di un poligono e, più genericamente, il contorno di una superficie e la sua misura — segnare, misurare il perimetro di un campo —, e in oftalmologia lo strumento che serve a determinare l’ampiezza del campo visivo. Nessun senso astratto figura nella voce, e l’impiego del protocollo estende la parola.
In ARGUS il perimetro è l’elenco nominativo delle sezioni trattate sotto ARGUS e di quelle escluse, ed è una decisione, non una constatazione. Trattare un testo lungo come un unico insieme argomentativo è una decisione al pari dell’esclusione di una sezione, e ciascuna va giustificata in una riga; la menzione nessuna sezione esclusa è ammissibile solo accompagnata dalla sua ragione. La dichiarazione di perimetro si effettua in ogni analisi, anche quando la pertinenza è forte, e prende allora la forma di una riga — perimetro uguale al testo completo, con il suo motivo. Un difetto constatato in una sezione fuori perimetro non è di per sé un difetto argomentativo della tesi: lo diventa soltanto tramite il Test 3.H, e soltanto se il testo prescrive esso stesso la norma che infrange.
Da non confondere con l’esclusione dall’oggetto analizzato — una sezione fuori perimetro resta interna all’oggetto, e confrontarla con il perimetro non è una verifica esterna; e la validazione dell’utente, che è condizionale mentre la dichiarazione non lo è.
Vedi anche pertinenza · interruzione obbligatoria · regime delle sezioni escluse · verifica esterna
perimetro del dicibile
Significato comune il perimetro è il contorno di una superficie; dicibile, che Treccani registra come raro, vale «che si può dire», il contrario indicibile essendo assai più comune. L’espressione intera non figura nelle voci consultate, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso.
In ARGUS è il terzo punto della griglia del Passo 1, e si formula in due domande: quali domande questa cornice rende possibili, e quali rende inconcepibili, banali o moralmente sospette. Ciò che si constata non è quello che il testo dice, ma quello che il suo dispositivo di apertura impedisce di porre. Il perimetro del dicibile è inoltre il luogo verso cui rinvia il pubblico respinto di 0.f, quello che il testo cerca non di convincere ma di escludere.
Da non confondere con il perimetro di 0.a bis, che è la decisione dell’analista sulle sezioni analizzate, e che non ha in comune con questo se non la parola; e i presupposti non dimostrati, che sono ciò che il testo pone come acquisito e non ciò che rende impensabile.
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pertinenza — forte, parziale, debole o nulla
Significato comune Treccani registra anzitutto «l’esser pertinente», e nell’uso burocratico ciò che rientra nella competenza di qualcuno — la materia è di pertinenza del prefetto —; poi l’appartenenza o il diritto di proprietà; e in diritto le pertinenze, cose destinate in modo durevole a servizio o ornamento di un’altra.
In ARGUS la pertinenza è il risultato del test che stabilisce se il testo sia effettivamente argomentativo, e condiziona l’applicazione del protocollo. Cinque criteri, di peso disuguale: tre centrali — il testo difende una tesi, cerca di convincere, organizza fatti al servizio di una conclusione — e due corroboranti, che non bastano mai da soli. La pertinenza è forte quando è soddisfatto almeno un criterio centrale e almeno un altro criterio; parziale quando un criterio centrale è soddisfatto senza un secondo, o quando i criteri sono soddisfatti soltanto in parti identificabili del testo; debole o nulla quando nessun criterio centrale è soddisfatto. I criteri si valutano sull’intero testo presentato, non sulla sua parte più argomentativa.
Da non confondere con la competenza o la spettanza dell’uso corrente; la qualità del testo, che la pertinenza non misura; e la pertinenza parziale per grado, che riguarda un testo debolmente argomentativo nel suo insieme, distinta dalla parziale per composizione, che riguarda un testo argomentativo in alcune parti e didattico o documentario in altre.
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polo forte, polo ritirato
Significato comune Treccani registra sotto polo ciascuno dei due punti d’intersezione dell’asse di rotazione con la superficie di un astro, la regione polare, ciascuna delle due estremità di un magnete, e il figurato riferito «a cose, concetti opposti, a posizioni o situazioni antitetiche». Dal latino polus, greco πόλος, propriamente «asse, perno».
In ARGUS i due poli non sono due posizioni opposte, ma due occorrenze della stessa proposizione portante, sullo stesso referente e alla stessa polarità, con gradi di impegno diversi. Il polo forte è quello che svolge il lavoro argomentativo: la proposizione vi funge da premessa, rafforza la tesi o accusa un avversario. Il polo ritirato è quello che compare là dove un impegno forte avrebbe un costo — sezione sulle divergenze, concessione, riserva finale, risposta a un’obiezione. Quando entrambe le condizioni sono soddisfatte, il controllo di costanza modale del Passo 6 conclude a una ritrattazione modale direzionale. Una concessione che sia il polo ritirato di una ritrattazione accertata non può essere accreditata al testo in 7.b, e il controllo di coerenza del Passo 8 verifica che non lo sia stata.
Da non confondere con due proposizioni di polarità opposta, P e ¬P, che costituiscono una contraddizione raggiungibile dall’esame della validità al Passo 3 e non una ritrattazione modale; e il senso figurato corrente di due posizioni antitetiche, che qui non si applica, poiché i due poli sono la stessa proposizione.
Vedi anche proposizione portante · grado di impegno · costanza modale · ritrattazione modale direzionale · le tre eccezioni del Passo 6
posizionamento implicito
Significato comune Treccani registra il posizionamento come «l’atto, l’operazione, il fatto di posizionare, di essere posizionato», in senso tecnico. Il senso che qui serve — il modo in cui ci si colloca rispetto ad altri — non figura nella voce consultata, e la notizia lo pone come estensione; implicito è ciò che non è detto ma si sottintende.
In ARGUS il posizionamento implicito è il quinto punto della griglia del Passo 1: come l’autore si presenta senza dirlo — chi corregge un errore, chi rivela una verità nascosta, chi parla a nome di una comunità di lettori informati, chi dice ciò che nessuno osa dire. La constatazione riguarda la posa che il testo costruisce, non la persona dell’autore né la sua intenzione: ogni intenzione rientra nel Passo 4 e nella sua progressione in tre livelli.
Da non confondere con l’intenzione strategica, che è inferita al Passo 4 con un grado di fiducia dichiarato; e la squalificazione preventiva, che riguarda il trattamento della posizione contraria e non la posa dell’autore.
Vedi anche dispositivo di apertura · intenzione strategica · simmetria epistemica
programma annunciato
Significato comune Treccani registra il programma come «enunciazione particolareggiata, verbale o scritta, di ciò che si vuole fare», con la linea di condotta, i fini e i mezzi. Il programma annunciato è dunque ciò che il testo dichiara di voler fare.
In ARGUS il programma annunciato è il sesto punto della griglia del Passo 1 — il testo si assegna un programma esplicito, ciò che promette di fare e ciò che dichiara di non fare — e insieme il termine di confronto del Passo 5. Il Passo 5 confronta il programma con il contenuto effettivo e chiede se il testo faccia ciò che ha detto e si astenga da ciò che ha detto di non fare. Se viene constatato uno scarto, la dichiarazione iniziale viene riqualificata: funziona come dispositivo di autolegittimazione. Lo scarto stabilisce questa funzione; da solo non consente di concludere sulla sincerità dell’autore, e l’analisi non deve farlo.
Da non confondere con l’indizio di incompletezza del Passo 0 — un programma le cui parti mancano conta come troncatura soltanto se accompagnato da un segno materiale di interruzione, altrimenti resta una constatazione del Passo 5.
Vedi anche dispositivo di autolegittimazione · controllo d’integrità · dispositivo di apertura
propaganda adattata
Significato comune adattare è rendere adeguato a una circostanza.
In ARGUS la propaganda adattata è la propaganda che adotta i codici intellettuali, morali o estetici del pubblico a cui si rivolge. La Regola 17 ne fa un obbligo di lettura: una propaganda rivolta a un pubblico colto può essere documentata, sfumata, prudente e stilisticamente sofisticata, e queste qualità formali non la escludono dal campo della propaganda se servono a chiudere l’interpretazione anziché ad aprirla. Il protocollo pone però la contropartita: il solo fatto che un testo sia adattato al proprio pubblico non basta a qualificarlo come propaganda, poiché ogni comunicazione argomentativa tiene conto del destinatario. L’adattamento diventa indicatore di chiusura quando si accompagna ad asimmetrie, omissioni strategiche, circolarità informativa, controargomento neutralizzato o un’organizzazione che impedisce agli elementi contrari di modificare la conclusione.
Da non confondere con la modalità retorica sofisticata, che è un descrittore ortogonale al livello e non lo determina; e l’adattamento al pubblico in quanto tale, che non qualifica nulla.
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proposizione portante
Significato comune portante qualifica ciò che sostiene un peso, come in muro portante.
In ARGUS una proposizione è portante quando la sua rimozione renderebbe la tesi inintelligibile o non dimostrata. Il criterio è dunque l’effetto della soppressione, ed è esso a delimitare il campo della mappa modale: solo queste proposizioni vi sono annotate, e solo quelle il cui grado di impegno varia a polarità e referente costanti vengono riprese nel controllo di costanza modale del Passo 6.
Da non confondere con la cifra probatoria, il cui criterio è contrario, poiché non è l’indispensabilità ma la funzione probatoria che il testo le assegna; e la tesi centrale, che è ciò che le proposizioni portanti sostengono.
Vedi anche mappa modale · grado di impegno · costanza modale · cifra probatoria
prova preliminare senza IA
Significato comune una prova preliminare è un saggio che precede l’operazione principale.
In ARGUS è la pratica raccomandata dal preambolo, e la sola parte del protocollo che non può essere delegata. Prima di sottoporre un testo all’IA, l’utente risponde da sé, in poche righe e senza aiuto, a tre domande: quali presupposti installa il dispositivo di apertura, che cosa manca, e se il testo applica a sé stesso ciò che esige dagli altri. Confronta poi le proprie tre risposte con quelle dell’analisi prodotta. Il protocollo ne dà la ragione: le differenze sono il luogo in cui avviene l’apprendimento. Chi legge direttamente l’analisi dell’IA ottiene un risultato; chi ha risposto prima da sé acquisisce una competenza. Costo dichiarato: dieci minuti.
Da non confondere con la controprova breve, che è il Livello 1 del contraddittorio e si conduce con l’IA; e il test di pertinenza, che riguarda il testo e non il lettore.
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pubblico — dichiarato, reale probabile, strategico, respinto
Significato comune Treccani registra, per estensione, «il complesso di persone che sta ad ascoltare un discorso, che legge e giudica un’opera letteraria, che ascolta un programma radiofonico, che guarda uno spettacolo televisivo e sim.».
In ARGUS il Passo 0.f distingue quattro pubblici, e la distinzione non è descrittiva ma operativa. Il pubblico dichiarato è quello che il testo afferma esplicitamente di voler raggiungere. Il pubblico reale probabile è quello effettivamente preso di mira, dati il media, il supporto, il registro linguistico, i riferimenti culturali, il livello di tecnicità e il contesto di pubblicazione. Il pubblico strategico è quello che il testo cerca soprattutto di convincere, rafforzare, mobilitare, rassicurare o immunizzare contro obiezioni. Il pubblico respinto è quello che il testo non cerca di convincere ma di squalificare, ridicolizzare o escludere dal perimetro del dicibile. La qualificazione prodotta in 0.f è un’ipotesi di lavoro, non una conclusione: alla fine del Passo 3 l’analista vi ritorna e dichiara se l’esame conferma, sfuma o invalida; se nulla nel Passo 3 può modificarla, lo segnala come limite e non come conferma.
Da non confondere con il pubblico come platea, che è una descrizione e non una qualificazione strategica; e il grado di propaganda, che non si deduce dall’adattamento al pubblico — ogni comunicazione argomentativa tiene conto del destinatario.
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R Inizio pagina
regime delle sezioni escluse
Significato comune Treccani registra sotto regime l’ordinamento politico, il modo di comportarsi e di regolarsi — il regime alimentare —, il modo in cui è regolata e disciplinata un’attività, e l’andamento di un fenomeno in un determinato periodo.
In ARGUS quando una sezione è esclusa dal perimetro, l’analisi dichiara secondo quale regime tale sezione viene comunque esaminata — accuratezza tecnica, coerenza interna, validità pedagogica, accuratezza documentaria. Questo regime non è ARGUS, e deve essere nominato affinché il lettore sappia che nessuna parte è stata scartata in silenzio. Ne discende il divieto di trasferimento di giudizio tra regimi, che vale in una sola direzione: un difetto interno a una sezione tecnica non è imputabile alla tesi, mentre una sezione esclusa resta utilizzabile per stabilire un difetto all’interno del perimetro, a condizione rigorosa che i dati fuori perimetro incidano direttamente su un’affermazione formulata nel perimetro e ne modifichino verità, portata o rappresentatività.
Da non confondere con il regime politico o alimentare dell’uso corrente; e l’idea che una sezione esclusa sia esterna all’oggetto analizzato — non lo è, e servirsene non è una verifica esterna.
Vedi anche perimetro · interruzione obbligatoria · simmetria epistemica · verifica esterna
regola di aggiudicazione
Origine dal latino tardo adiudicatio -onis.
Significato consolidato Treccani registra «l’azione dell’aggiudicare: aggiudicazione di un premio, aggiudicazione di un appalto», poi l’attribuzione del bene al miglior offerente nelle vendite all’asta e nelle esecuzioni, il trasferimento di proprietà nel diritto romano classico, e una modalità di emissione del debito pubblico. Nessuno dei sensi registrati corrisponde all’impiego del protocollo.
In ARGUS la regola di aggiudicazione è la regola che contiene il bias di un’IA a cui viene presentata un’analisi concorrente, e che tende a difendere la propria. Essa impone di concedere sul sostanziale — controargomento mancante, affermazione non supportata, difetto di attribuzione, generalizzazione da un singolo caso, errore di calcolo — e di contestare soltanto i falsi positivi derivanti dall’ignoranza del contesto di pubblicazione. L’onere della prova spetta all’analisi che intende mantenere una constatazione contestata.
Da non confondere con l’aggiudicazione di un appalto o di un’asta, che è il senso registrato e non ha qui alcun ruolo; e l’arbitraggio umano documentato, che è il Livello 3 del contraddittorio e non una regola interna al confronto tra analisi.
Vedi anche contraddittorio · deferenza · conformismo di serie
ricontestualizzata
Significato comune ricontestualizzare non è stato reperito come voce nelle pagine consultate, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso; la formazione è trasparente sul contesto, che Treccani registra come «complesso di circostanze o di fatti che costituiscono e caratterizzano una determinata situazione». Ricontestualizzare è collocare qualcosa in un contesto diverso da quello d’origine.
In ARGUS una citazione è ricontestualizzata quando è autentica ma spostata in una situazione a cui non si riferiva. Il protocollo ne dà la ragione per cui merita un nome proprio: questo difetto sopravvive alla verifica letterale, perché le parole sono esatte, e si rileva soltanto risalendo alla fonte. Rientra nell’esame delle citazioni decisive di 3.B, dove si controlla anche che siano indicati opera, data e pagina, e che il contesto di enunciazione sia quello che il testo analizzato le attribuisce.
Da non confondere con la qualificazione spostata del test di fedeltà, che riguarda le affermazioni confrontate con una fonte primaria e non le sole citazioni; e una citazione inesatta, dove le parole stesse non corrispondono.
Vedi anche test di fedeltà · solidità empirica · fonte primaria · verifica esterna
ricostruzione neutra
Significato comune Treccani registra sotto neutro ciò «che non è né l’uno né l’altro di due fatti o stati che si considerano antitetici», e il senso figurato di ciò che manca di caratteri netti — un colore neutro, uno stile neutro —, oltre all’equivalenza con neutrale, che esprime imparzialità.
In ARGUS il Passo 2 chiede di ricostruire fedelmente, senza valutazione, la tesi centrale e il percorso argomentativo, e dà il criterio di riuscita sotto forma di domanda: che cosa vuole l’autore che io creda, e attraverso quale catena vuole condurmi fin lì? Neutra qui non significa priva di caratteri, né equidistante: significa senza valutazione, cioè senza anticipare il giudizio che i passi successivi stabiliranno. È al termine di questa ricostruzione, e non prima, che si decide l’attivazione dell’Allegato 2, perché la decisione presuppone che la tesi sia stata ricostruita.
Da non confondere con la neutralità di tono, che 0.f elenca tra i codici di credibilità attesi e che può essere essa stessa un dispositivo; e un riassunto, che riduce, mentre la ricostruzione restituisce la catena.
Vedi anche mappa modale · test di definizione, test di confine · significante vuoto · intenzione strategica
rigore spostato
Significato comune il rigore è l’esattezza scrupolosa; spostato, ciò che è stato mosso dal suo luogo.
In ARGUS il rigore spostato è la precisione documentaria concentrata sulle affermazioni più facili da verificare e assente da quelle che sostengono la tesi. Il Test 3.K prescrive l’operazione che lo rileva: localizzare separatamente, nel testo, le affermazioni accompagnate da un riferimento preciso — opera, data, pagina, fonte nominata, metodo dichiarato — e quelle prive di riferimento, poi confrontare le due posizioni. Un rigore concentrato sul verificabile e assente dal decisivo funziona come dispositivo di credibilità anziché come giustificazione, e produce un effetto di erudizione più ampio del supporto documentario reale — tanto più efficace quanto più impeccabili sono i pochi riferimenti forniti.
Da non confondere con l’assenza generale di riferimenti, che è un difetto di solidità empirica e non uno spostamento; e la falsa precisione, che riguarda le cifre e il numero di cifre significative.
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rilettura alla cieca
Significato comune Treccani registra la locuzione alla cieca come «senza riflettere, a caso, sconsideratamente». Il senso che qui serve è un altro — procedere senza vedere gli elementi che orienterebbero il giudizio, che è una precauzione e non un’avventatezza —, e la notizia lo pone come estensione.
In ARGUS la rilettura alla cieca è una raccomandazione facoltativa del controllo di coerenza intertestuale, per un corpus di più di tre testi. Consiste a rifare l’analisi del primo testo del corpus in una conversazione nuova, senza fornire gli altri testi né le analisi già prodotte, e a confrontare i due risultati. Il protocollo ne dà la condizione, che è tutta la sua ragione d’essere: soltanto a questa condizione la rilettura è alla cieca, perché tornare al primo testo dopo aver visto tutti gli altri sarebbe precisamente l’ancoraggio che il test di deriva cerca di rilevare. La stessa esigenza di cecità governa il Livello 2 del contraddittorio: una seconda analisi alla quale si mostra la prima produce una revisione, non un audit.
Da non confondere con una semplice seconda lettura; e il differenziale, che confronta due analisi già prodotte invece di produrne una nuova.
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riproducibilità del conteggio
Significato comune Treccani registra la riproducibilità come «la condizione, la caratteristica di essere riproducibile» e, nelle scienze sperimentali, come la proprietà di un fenomeno «di poter essere osservato, o eseguito, da chiunque una volta realizzate le opportune condizioni».
In ARGUS il Test G dell’Allegato 4 riguarda le affermazioni quantitative ottenute interrogando un corpus di documenti, una copertura mediatica o una banca dati, e chiede se siano indicati la banca dati consultata, la query o il criterio di selezione, e l’unità di conteggio. Se uno solo di questi elementi manca, il conteggio non stabilisce nulla di verificabile, qualunque sia la plausibilità del risultato. Il test si applica al conteggio effettuato dal testo e a quello che esso riporta presentandolo come stabilito; non si applica a un conteggio esplicitamente attribuito alla fonte con la sua modalità conservata, dove ciò che si esamina è l’appropriazione. Un limite di dominio è dichiarato: G riguarda i conteggi documentari, non le serie statistiche, amministrative o scientifiche ordinarie.
Da non confondere con la falsità del risultato, che un conteggio non riproducibile non stabilisce; e i tre numeri di verifica esterna, che l’analisi dichiara per sé stessa.
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ritrattazione modale direzionale
Significato comune ritrattare è ritirare pubblicamente ciò che si è affermato.
In ARGUS la ritrattazione modale direzionale è il difetto accertato quando le due domande del test di direzione ricevono entrambe risposta affermativa: il testo pone la proposizione come acquisita dove rende, e la ritira dove stabilirla costerebbe. La gravità si determina in 7.a con il test di sostituzione, e l’applicazione vi è particolare: la versione minima forza il grado di impegno a un unico valore costante, e il forzamento verte sulla pretesa così come annunciata dal polo forte, non su una versione benevolmente indebolita della tesi. Il caso più utile è la ritrattazione mascherata da cambio di cornice, in cui la proposizione forte è posta su un piano — teleologia, tendenza o intenzione — e indebolita su un altro, il contenuto o il fatto presente; il controllo impone allora l’alternativa dimostrazione-o-ritiro.
Da non confondere con la revisione esplicitamente assunta, che è una delle tre eccezioni e presuppone che l’autore cessi effettivamente di appoggiarsi alla forza del polo forte; e una contraddizione, che è un cambiamento di polarità.
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S Inizio pagina
sfumatura bloccata
Significato comune Treccani registra la sfumatura come passaggio graduale da un colore a un altro nella tecnica pittorica, e, al figurato, il «valore espressivo secondario» — «nelle sue parole c’era una sfumatura di ironia».
In ARGUS una sfumatura bloccata è una sfumatura integrata in modo da rafforzare la conclusione anziché aprirla. Figura tra i termini raccomandati del Test 3.K, accanto al controargomento decorativo, alla concessione immunizzante, alla propaganda adattata e al rigore spostato. Il principio che la fonda è quello di destinazione retorica: la presenza formale di sfumature non dice nulla della loro funzione reale, e una sfumatura può aprire realmente l’interpretazione come può servire a rendere più accettabile una conclusione già chiusa.
Da non confondere con una sfumatura reale, che rende possibile una conclusione diversa o più incerta; e la Regola 14, che vieta di penalizzare un testo perché è sfumato — il difetto non è la sfumatura ma il suo blocco.
Vedi anche concessione · controargomento effettivo · propaganda adattata · chiusura interpretativa
significante vuoto — vuoto, pieno, misto
Origine significante, termine della linguistica saussuriana; l’espressione significante vuoto appartiene alla teoria politica.
Significato consolidato Treccani registra significante, nel senso linguistico, come «l’immagine acustica o visiva, ossia l’elemento formale, la “faccia esterna” del segno», presso F. de Saussure. La locuzione significante vuoto non figura nella voce consultata, e da ciò non si deduce nulla quanto all’uso: la forma italiana è attestata nella ricezione di Ernesto Laclau, tanto universitaria quanto nella stampa culturale.
In ARGUS un significante vuoto è un termine la cui forza retorica e politica non deriva da un contenuto semantico preciso ma, al contrario, dall’assenza di un contenuto stabile, il che permette di proiettarvi interpretazioni eterogenee e perfino contraddittorie. L’Allegato 2 non li tratta tutti: si concentra sui significanti vuoti strategici, quelli la cui vaghezza svolge una funzione argomentativa identificabile — unire un pubblico dagli interessi diversi, evitare una falsificabilità troppo rapida, produrre un effetto di evidenza o urgenza senza doverlo giustificare, squalificare un avversario. La griglia assegna a ogni termine uno statuto — vuoto, assenza di definizione e uso intercambiabile; pieno, definito, stabile, non sostituibile senza perdita di significato; misto, vuoto in alcuni punti e pieno in altri — e un impatto sulla solidità argomentativa, basso, medio o alto.
Da non confondere con una semplice imprecisione linguistica — il protocollo lo dice espressamente, un significante vuoto è uno strumento argomentativo la cui vaghezza è funzionale; e un termine carico, che può essere carico e pieno, come sciopero.
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simmetria epistemica
Significato comune Treccani registra la simmetria come «ordinata distribuzione delle parti di un oggetto», con i suoi sensi geometrici, biologici, cristallografici e fisici, e l’estensione di «armonia, equilibrio fra le varie parti». Epistemico rinvia alla conoscenza.
In ARGUS il Test 3.H applica al testo la norma che il testo applica agli altri. Quando il testo attribuisce un difetto a un oggetto — opacità, parzialità, irrazionalità, mancanza di legittimità, necessità di giustificazione esterna —, si chiede se lo stesso difetto possa essere riscontrato in chi parla, nel gruppo che il testo privilegia o nel dispositivo stesso del testo; se sì, se il testo lo riconosca e ne tragga le conseguenze; se no, se la differenza di trattamento sia esplicitamente e validamente giustificata. Lo stesso test si applica alle spiegazioni basate sugli interessi: applicarle a un solo schieramento è un’asimmetria ingiustificata, anche quando il quadro teorico del testo la legittima in linea di principio. Tre qualificazioni sono disponibili: contraddizione performativa, privilegio epistemico ingiustificato, cecità riflessiva.
Da non confondere con la simmetria della verifica di 3.B, che riguarda l’analista e i suoi controlli; e l’equilibrio apparente che una concessione immunizzante produce.
Vedi anche asimmetria sistematica · contraddizione performativa · esame riflessivo · verifica esterna
soglia — prima soglia, seconda soglia, soglia tra livelli
Significato comune Treccani registra sotto la stessa voce la pietra o la lastra che unisce gli stipiti di una porta, e per estensione l’ingresso — varcare la soglia di casa —; il figurato di inizio o principio, essere sulla soglia della vecchiaia; e, al sesto senso, «in varie scienze e tecniche, il valore […] che un determinato agente o una determinata grandezza deve raggiungere perché si produca un certo fenomeno», che la voce chiama anche valore di soglia: è il valore minimo.
In ARGUS la parola designa tre cose distinte, e il dizionario ne autorizza due.
Le due soglie di 3.E sono barriere successive, con criteri diversi, e l’ordine non è facoltativo. La prima è l’accessibilità, unita alla constatazione dell’assenza; una volta stabilita l’assenza, discrimina i quattro esiti. La seconda è l’effetto sulla conclusione, e si apre soltanto per un’assenza già qualificata come strategica. È vietato respingere la qualificazione di omissione strategica con il motivo che l’elemento assente non distruggerebbe la tesi: quella considerazione appartiene alla seconda soglia.
La soglia tra livelli di 7.c è il passaggio da un livello al successivo della scala di chiusura interpretativa. Ogni passaggio risponde a una domanda diversa, e non si deduce dal numero dei difetti. L’esitazione tra due livelli si risolve mediante la domanda corrispondente alla soglia, mai facendo una media.
La soglia di proporzionalità di 3.B è un avvertimento: oltre una decina di controlli per lo stesso oggetto analizzato, l’esercizio tende verso il fact-checking. Non è un’esenzione dalla Regola 13.
Da non confondere con il modello di output del protocollo nomina primo varco e secondo varco le due barriere di 3.E; è la stessa nozione sotto un altro nome. E la soglia di 7.c non è una media tra due livelli, né un conteggio di difetti.
Vedi anche test delle assenze · grado di propaganda · verifica esterna · chiusura interpretativa
solidità empirica
Significato comune Treccani registra la solidità come qualità di ciò che è solido, fermo e stabile, e ne dà l’estensione figurata: la solidità di argomenti, la solidità di una cultura, la solidità finanziaria di un’azienda.
In ARGUS il Test 3.B esamina se le affermazioni fattuali siano supportate all’interno del testo o semplicemente affermate senza prova, e lo fa rispetto alla norma di prova dichiarata in 0.c. Vi rientrano la datazione precisa degli eventi, la completezza della descrizione quando il testo stabilisce una tipologia o una gerarchia, l’indicazione di opera, data e pagina per ogni citazione decisiva, e il contesto di enunciazione che il testo attribuisce alla citazione. Se un fatto centrale non soddisfa la norma dichiarata, viene classificato come non supportato, ed è vietato rilassare la norma durante l’analisi per salvare la coerenza del testo.
Da non confondere con la validità logica, che riguarda la forma dell’inferenza; e la verifica esterna, che è un’uscita dichiarata dal perimetro del testo e non l’esame interno.
Vedi anche norma di prova · verifica della validità · verifica esterna · ricontestualizzata
T Inizio pagina
tasso di base, prevalenza
Origine tasso di base rende una nozione della statistica delle probabilità; prevalenza, dal latino tardo praevalentia.
Significato consolidato Treccani registra prevalenza come condizione di ciò che prevale, e, al secondo senso, «in statistica medica, il numero dei casi di una malattia, o di un qualsiasi evento morboso, verificatisi in una determinata popolazione in un determinato periodo». La locuzione tasso di base non figura nella voce tasso, che registra il tasso d’interesse, il tasso di disoccupazione, il tasso di mortalità; da questa assenza non si deduce nulla quanto all’uso: la locuzione è attestata in italiano nel suo impiego statistico e cognitivo, per esempio in Maddmaths!, pubblicazione di divulgazione della SIMAI.
In ARGUS il Test D dell’Allegato 4 chiede, per ogni affermazione di rilevazione, screening, attribuzione o profilazione, se sia fornita la prevalenza nella popolazione. Senza di essa, un tasso di rilevazione del 99% non dice nulla sulla probabilità che un individuo designato sia realmente interessato. L’omissione della prevalenza basta a rendere inutilizzabile un tasso di rilevazione, e il test si verifica sistematicamente nei testi relativi a sicurezza, salute o frode.
Da non confondere con il senso medico registrato, che circoscrive la prevalenza alla statistica delle malattie mentre il test la estende alla sicurezza e alla frode; e l’incidenza, che il protocollo non impiega.
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termini simbolicamente carichi
Significato comune la locuzione si legge sui suoi termini: parole che portano una carica simbolica.
In ARGUS il Test 3.C identifica le parole che da sole convocano un registro emotivo, culturale o storico massiccio — il protocollo cita pane, sangue, terra, il popolo, patria, libertà — e chiede se sostituiscano la dimostrazione con l’evocazione, e se la loro forza affettiva immunizzi l’argomento contro la contraddizione. Due domande le accompagnano: questi termini descrivono adeguatamente la realtà, e a chi si rivolgono realmente. La Regola 19 riporta il test sull’analisi stessa: il vocabolario identificato da 3.C nel testo analizzato non ha posto nel commento che lo identifica, e il test operativo è di eliminare il termine dispregiativo e verificare che la constatazione regga ancora.
Da non confondere con il significante vuoto, che l’Allegato 2 distingue espressamente — un termine può essere carico e pieno, come sciopero, oppure carico e vuoto, come giustizia.
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test delle assenze — i quattro esiti
Significato comune un’assenza è il fatto che qualcosa non ci sia.
In ARGUS il Test 3.E procede in due fasi. La prima identifica le assenze: quali altre spiegazioni degli stessi fenomeni mancano, e quali fatti, attori o connessioni indebolirebbero la tesi se fossero presi in considerazione. La seconda qualifica ciascuna assenza mediante due criteri, e l’ordine non è facoltativo. Il criterio 2 si tratta per primo: se il testo menziona l’elemento, anche solo per scartarlo, non vi è assenza, e il trattamento della menzione si esamina ai sensi della Regola 16. Se l’elemento è davvero assente, il criterio 1 chiede se l’informazione fosse facilmente accessibile alla data di pubblicazione, e non a quella dell’analisi. I quattro esiti sono: omissione strategica, quando entrambi i criteri sono soddisfatti; semplice punto di debolezza, quando l’informazione esisteva ma non era facilmente accessibile; assenza non imputabile, quando non era disponibile a quella data, in particolare perché pubblicata in seguito; e qualificazione della prima soglia non determinabile allo stato attuale, quando l’analisi non può stabilire né l’una né l’altra cosa. Gli ultimi due non sono difetti e non passano a 7.a. Il quarto esito è vincolato da tre condizioni cumulative: un controllo ragionevolmente necessario per decidere la questione è stato tentato senza permettere di decidere, con esito parziale o infruttuoso, oppure l’analisi dichiara e giustifica che nessun controllo era accessibile nelle sue condizioni di esecuzione; l’informazione necessaria per decidere viene nominata; e l’indeterminazione riguarda ciò che l’analisi può stabilire, non ciò che l’analista non ha deciso. Un’incertezza non istruita non è indeterminazione: quando un controllo ragionevolmente accessibile permetterebbe di decidere e non è stato tentato, la qualificazione è incompleta e l’analisi non può essere consegnata in tale stato.
Da non confondere con l’accessibilità di un interlocutore o di un’istituzione, che non stabilisce l’accessibilità di una specifica informazione; e l’effetto sulla conclusione, che appartiene alla seconda soglia e non può servire a respingere la qualificazione di omissione strategica.
Vedi anche soglia · omissione strutturante · esito indeterminato · clausola «quando gli elementi sono insufficienti»
test di definizione, test di confine
Significato comune definire è fissare il senso di un termine; il confine è la linea che delimita.
In ARGUS i due test si applicano ai termini decisivi della tesi, quelli la cui rimozione la renderebbe inintelligibile, e decidono insieme l’attivazione dell’Allegato 2. Una convenzione di lettura li governa, ed è contro-intuitiva: un test è positivo quando rivela il difetto cercato, non quando il testo soddisfa il requisito. Il test di definizione constata la presenza o l’assenza di una definizione, di un criterio di applicazione o di un’enumerazione; una caratterizzazione evocativa che non fornisce alcun criterio non lo soddisfa, ed è il caso più difficile da vedere, perché il testo appare esplicito su una parola di cui non fissa mai il confine. Il test di confine nomina due delimitazioni possibili del termine, una restrittiva e una estensiva, riformula la conclusione sotto ciascuna, ed è positivo se la conclusione regge sotto l’una e fallisce sotto l’altra. È il test di confine che controlla da solo l’attivazione: una definizione fornita non immunizza un termine la cui portata determina la conclusione.
Da non confondere con un termine semplicemente vago, che è vago senza essere strategico quando la conclusione regge sotto entrambe le delimitazioni; e il test di sostituzione di 7.a, di cui quello di confine è l’applicazione all’estensione di un termine.
Vedi anche significante vuoto · proposizione portante · test di sostituzione · ricostruzione neutra
test di fedeltà — le sette qualificazioni
Significato comune Treccani registra la fedeltà come l’essere fedele, e, riferita a cose, la «rispondenza esatta, conformità perfetta (al vero, all’originale, ecc.)», come nella fedeltà di una traduzione.
In ARGUS quando il legame con una fonte primaria è stabilito, le affermazioni decisive che la riguardano vengono confrontate con essa e qualificate secondo sette valori: fedele, quando significato, portata e grado di certezza sono preservati; rafforzata, quando un’ipotesi o una constatazione limitata diventa più generale o più certa; indebolita, quando il testo attenua ciò che la fonte stabilisce; spostata, quando parole o dati esatti sono attribuiti a un referente o a un periodo che la fonte non trattava; inesatta, quando la fonte dice altro su un fatto verificabile e decisivo; interpretazione propria segnalata, quando il testo aggiunge una lettura e la presenta come propria; non decidibile, quando la fonte disponibile non consente di concludere. Il controllo è circoscritto alle affermazioni da cui dipendono la tesi o il contratto di credibilità. Tre di queste qualificazioni non sono difetti e non passano a 7.a — fedele, interpretazione propria segnalata e non decidibile. Quando la fonte primaria con cui il testo si relaziona non è disponibile, l’analisi lo dichiara e nomina le affermazioni per le quali resta non decidibile il confine tra ciò che la fonte dice e ciò che il testo aggiunge, il che rientra nella clausola «quando gli elementi sono insufficienti» del Passo 7.
Da non confondere con una gerarchia di gravità — la gravità di una constatazione rafforzata è determinata esclusivamente in 7.a dal test di sostituzione; e un elenco esclusivo — un’affermazione può essere insieme rafforzata e spostata, e si nomina allora la qualificazione principale e le secondarie, mentre fedele e non decidibile sono invece incompatibili con qualsiasi qualificazione di difetto relativa allo stesso elemento.
Vedi anche fonte primaria · griglia di gravità · ricontestualizzata · verifica esterna · clausola «quando gli elementi sono insufficienti»
test di sostituzione
Significato comune sostituire è mettere una cosa al posto di un’altra.
In ARGUS il test di sostituzione è l’operazione che assegna la gravità a ogni difetto. Si costruisce mentalmente la versione minima del testo in cui il difetto è corretto — eliminando un’affermazione ingiustificata, reintegrando un’informazione omessa, sostituendo un’affermazione deformata con la sua versione corretta, o riparando un salto logico senza aggiungere un argomento estraneo al testo — e si chiede se questa versione emendata possa mantenere la conclusione centrale senza cambiare la natura della propria pretesa. Il test riguarda la correzione minima del difetto, non sempre la rimozione dell’elemento attraverso cui esso appare. Per un difetto quantitativo la regola è specifica: se il valore corretto è stabilito, la correzione minima consiste nel sostituirlo; se non lo è, consiste nel rimuovere la proposizione quantitativa, non nell’inventare un valore plausibile.
Da non confondere con il test di confine del Passo 2, che è lo stesso test applicato all’estensione di un termine; e una valutazione d’insieme, poiché il test si applica difetto per difetto.
Vedi anche griglia di gravità · test di definizione, test di confine · non ricostruibile · ritrattazione modale direzionale
U Inizio pagina
uomo di paglia
Significato comune Treccani registra la locuzione sotto paglia, e le dà un senso unico: «uomo di paglia, prestanome, persona che si fa figurare come responsabile senza che lo sia veramente». Il senso registrato è dunque quello del prestanome, non quello di un avversario fabbricato.
In ARGUS l’uomo di paglia è la ricostruzione di una posizione contraria che ne omette gli argomenti più forti e ne conserva soltanto la versione più debole o marginale, in violazione del principio di carità. Compare al secondo punto della griglia del Passo 1, dove la domanda è duplice: il testo esclude in anticipo una posizione contraria, e tale posizione è realmente sostenuta da una persona identificabile o è una costruzione dell’autore concepita per essere facilmente confutata? La constatazione riguarda la ricostruzione effettuata, non l’intenzione dell’autore — ogni intenzione rientra nel Passo 4 e nella sua progressione in tre livelli.
Da non confondere con il prestanome del senso registrato, che è una persona reale interposta, mentre qui si tratta di una posizione argomentativa; e il controargomento decorativo, che è un’obiezione menzionata e neutralizzata, non una posizione deformata.
Vedi anche dispositivo di apertura · controargomento effettivo · intenzione strategica · simmetria epistemica
V Inizio pagina
verifica della validità — salto inferenziale
Significato comune Treccani registra sotto validità la condizione di essere valido — il vigore fisico o mentale, l’efficacia di un atto giuridico, la validità temporale di un biglietto — e, tra i sensi, la solidità degli argomenti.
In ARGUS l’esame della validità logica, punto A del Passo 3, riguarda il legame tra premesse e conclusioni, e non la verità delle premesse. Tre domande: le conclusioni seguono dalle premesse; vi sono salti inferenziali ingiustificati o slittamenti di significato; le catene causali sono dimostrate o semplicemente postulate. Un salto inferenziale è un passaggio che la catena non autorizza; uno slittamento di significato è un termine che cambia estensione nel corso del ragionamento senza che il testo lo segnali. Il Passo 6 vi aggiunge un caso: l’irrigidimento non giustificato, quando l’autore rende più forte un’affermazione senza che il corpo abbia fornito il nuovo sostegno, viene segnalato qui come eccesso del conclusivo sulle premesse.
Da non confondere con la validità giuridica o temporale dell’uso corrente; la solidità empirica, che riguarda il sostegno dei fatti e non la forma dell’inferenza; e la ritrattazione modale, che non è una contraddizione e non si tratta qui.
Vedi anche solidità empirica · irrigidimento modale · costanza modale · griglia di gravità
verifica esterna
Significato comune Treccani registra la verifica come controllo o prova di controllo, e, nel senso scientifico e filosofico, la «dimostrazione della fondatezza, della verità e dell’esattezza di un fatto», contrapposta alla falsificazione.
In ARGUS esterna significa esterna all’oggetto analizzato, non necessariamente reperita online. Un allegato fornito insieme all’articolo è una fonte esterna al testo analizzato anche se non è stata necessaria alcuna ricerca; al contrario, una sezione appartenente allo stesso oggetto resta interna anche se esclusa dal perimetro. La verifica non è facoltativa: quando un elemento è decisivo per la dimostrazione e un semplice controllo permetterebbe di stabilirlo, tale controllo deve essere tentato. Ogni verifica notifica esplicitamente l’uscita dal perimetro stretto del testo, riguarda l’oggetto dichiarato in testa all’analisi, cita la fonte e riconosce che il testo originale non conteneva l’informazione. La simmetria è richiesta: se viene verificata una citazione sfavorevole al testo, deve esserlo anche una che lo accredita.
Da non confondere con una conoscenza ricordata dal modello, che non è una verifica anche quando è esatta; e il fact-checking — oltre una decina di controlli per lo stesso oggetto, l’esercizio vi tende, il che è un avvertimento di proporzionalità e non un’esenzione.
Vedi anche controllo · esito del controllo · modalità di accesso · fonte primaria · deferenza
Z Inizio pagina
zetetica
Origine dal greco ζητητικός, derivato di ζητέω «cercare, indagare».
Significato consolidato Treccani registra zetetico come «volto alla ricerca della verità», e segnala che il termine caratterizzava storicamente il metodo dei filosofi scettici; l’entrata ricorda inoltre l’uso latino di Herbert di Cherbury nel Seicento, facultates zeteticae e zetetica nostra, per designare l’insieme delle regole che proponeva per la ricerca del vero.
In ARGUS la zetetica compare nella sola sezione Filiazione, dove l’Allegato 4 dichiara il proprio debito: i test di ordine di grandezza e di tasso di base sono attribuiti «alla tradizione scettica e zetetica, da Darrell Huff a Carl Sagan, Henri Broch e Joel Best». È una dichiarazione di provenienza, non un’operazione del protocollo.
Da non confondere con una procedura ARGUS — nessun passo si chiama zetetico; e lo scetticismo come posizione, mentre qui si tratta di un insieme di tecniche di controllo.
Vedi anche autodifesa intellettuale · ordine di grandezza · tasso di base