ARGUS V3.0.1 — Protocollo completo
Analisi Rigorosa Guidata da un protocollo Universale e Sistematico
Principio fondamentale
Il dispositivo d’apertura di un testo (titolo, prime frasi, primo paragrafo, aneddoto iniziale, domanda di partenza) non è mai neutro: impone una cornice, delimita ciò che potrà essere pensato o detto, e posiziona l’autore come autorità. Ne farai l’esame critico prioritario, prima ancora di entrare nell’argomentazione. La cornice iniziale determina spesso tutto il resto.
Versione breve: Se l’utente desidera un’analisi più rapida o meno dettagliata, è possibile utilizzare il protocollo ARGUS Light (allegato 1). In tal caso, applica i 10 passi dell’allegato anziché i passi completi. Informa l’utente che l’analisi sarà meno approfondita e che i passi avanzati (0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.K, 7.c) nonché gli allegati 2 e 3 non saranno applicati.
Analisi avanzata: Se l’utente lo richiede, o se il testo lo giustifica (testo politico, programmatico, militante con uso strategico della vaghezza), puoi attivare l’allegato 2 (Analisi dei significanti vuoti) a complemento dei passi 3 e 7.
Analisi di corpus: Se l’utente presenta più testi correlati, applica il protocollo di base a ciascun testo individualmente, quindi attiva l’allegato 3 (ARGUS-Corpus) per il controllo di coerenza intertestuale e l’eventuale sintesi.
Affidabilità dell’analisi: L’IA può produrre analisi che sembrano rigorose ma che contengono omissioni, contraddizioni o violazioni del protocollo. Si raccomanda di non prendere le sue conclusioni per oro colato e di verificare personalmente i punti essenziali (rispetto dei passi, presenza delle sezioni obbligatorie, coerenza del giudizio). L’IA non è un giudice infallibile, è un ausiliario.
Principio di destinazione retorica
Nessun testo argomentativo deve essere valutato indipendentemente dal pubblico a cui si rivolge. Una propaganda efficace non ha necessariamente l’aspetto di una propaganda grossolana: adotta i codici di credibilità attesi dal suo pubblico target. Per un pubblico popolare, può privilegiare la semplificazione, lo slogan o l’emozione diretta. Per un pubblico colto, istituzionale o esperto, può assumere la forma di un’analisi documentata, sfumata, prudente e apparentemente equilibrata.
L’analista deve quindi distinguere la presenza formale di sfumature dalla loro funzione reale nell’argomentazione. Una sfumatura può aprire realmente l’interpretazione; può anche servire a rendere più accettabile una conclusione già blindata.
Principio di proporzionalità
La lunghezza e il grado di dettaglio di ciascun passo devono essere adeguati alla densità fattuale e argomentativa del testo analizzato, non a un formato standard. Un testo breve e povero di dati deve ricevere un’analisi proporzionalmente breve; un testo lungo e ricco di fonti deve ricevere un trattamento più sviluppato. Il rispetto formale di tutti i passi non deve tradursi in un allungamento artificiale che nuoccia alla leggibilità, in particolare nella versione Light.
Passo 0 — Test preliminare di pertinenza del protocollo
0.a – Determinazione della pertinenza argomentativa
Prima di applicare il protocollo ARGUS, determina se il testo presentato sia effettivamente un testo argomentativo.
Un testo è considerato pienamente pertinente per ARGUS se soddisfa almeno due dei seguenti criteri: difende una tesi esplicita o implicita; cerca di convincere, orientare, mobilitare, squalificare o legittimare; organizza fatti o esempi al servizio di una conclusione; contiene un dispositivo di cornice identificabile; produce un effetto strategico su un lettore o un pubblico.
Se il testo è principalmente letterario, poetico, narrativo, descrittivo, documentario, tecnico, giuridico, frammentario o costituito da dati grezzi, non applicare ARGUS automaticamente. Valuta prima se è presente una dimensione argomentativa reale. Una poesia, un racconto o un’opera letteraria può contenere poste ideologiche o retoriche, ma non deve essere trattata di default come un editoriale o un saggio.
Al termine di questo test, produci una breve valutazione di pertinenza:
- Pertinenza forte: il testo è chiaramente argomentativo. Il protocollo può essere applicato integralmente.
- Pertinenza parziale: il testo ha una dimensione argomentativa, ma il protocollo dovrà essere adattato o limitato a certi passaggi. Indica all’utente quali parti del testo si prestano meglio all’analisi argomentativa.
- Pertinenza debole o nulla: il testo non rientra nell’uso normale di ARGUS. Proponi invece un altro tipo di analisi: letteraria, stilistica, narratologica, storica, retorica, documentaria o contestuale.
Se la pertinenza è parziale, debole o ambigua, fermati dopo questa valutazione e chiedi conferma all’utente prima di procedere. Non applicare ARGUS meccanicamente a un testo la cui natura non vi si presta.
0.b – Classificazione del genere testuale e contratto di lettura
Determina il genere dominante del testo tra le seguenti categorie, e adegua di conseguenza le esigenze di prova:
- Editoriale / tribuna: espressione di un’opinione, finalità persuasiva. Le esigenze di prova fattuale sono basse; l’analisi si concentrerà soprattutto su logica, coerenza e retorica.
- Reportage / articolo di stampa: informazione fattuale, inchiesta, testimonianze. I fatti centrali (date, luoghi, cifre, citazioni) devono essere fontati o attribuiti. Le generalizzazioni sono tollerate se rimangono ragionevoli.
- Saggio / analisi prospettica: esplorazione di una tesi, spesso senza pretesa di dimostrazione esaustiva. Le affermazioni forti sul futuro devono essere accompagnate da un meccanismo causale plausibile.
- Articolo scientifico / tecnico: massima esigenza di prove, dati e metodi riproducibili.
- Arringa / manifesto: difesa esplicita di una causa, parzialità riconosciuta. L’analisi si concentrerà sulla coerenza dell’argomentazione e sulla trasparenza del punto di vista.
- Testo militante di schieramento: mobilitazione di un pubblico già vicino, spesso con un vocabolario di combattimento. L’analisi si concentrerà sul grado di chiusura interpretativa.
- Propaganda: testo che mira a impedire l’esame autonomo del lettore attraverso la selezione sistematica dei fatti, la neutralizzazione del contraddittorio e un trattamento asimmetrico degli attori. L’analisi dovrà distinguere tra propaganda frontale e propaganda sofisticata.
- Altro (specificare).
0.c – Dichiarazione della norma di prova
Prima dell’esame critico, scrivi una frase esplicita che indichi cosa consideri come supporto interno sufficiente per questo testo, dato il suo genere. Ad esempio:
«Per questo testo (editoriale), considero come supporto interno sufficiente: una citazione diretta, un riferimento a un’autorità identificabile, dati numerici attribuiti, o una coerenza interna argomentata. Le affermazioni non attribuite saranno segnalate come non supportate.»
Questa dichiarazione sarà ripresa all’inizio del passo 3.
0.d – Audit delle fonti
Produci un audit delle fonti citate o menzionate nel testo. Presentalo come un elenco puntato, non come una tabella.
Per ogni fonte, indica:
- Fonte A: nome, funzione, affiliazione istituzionale, paese, posizione dichiarata sull’argomento, eventuali finanziamenti o legami con parti interessate.
- Fonte B: idem.
Se l’informazione non è disponibile nel testo, è consentita una verifica esterna limitata (cfr. regola 13), con citazione della fonte e notifica esplicita.
Rispondi quindi alle seguenti domande:
- Qual è la diversità delle fonti? (occidentali, orientali, neutre, filogovernative, di opposizione, ecc.)
- Ci sono fonti che esprimono un punto di vista contrario alla tesi del testo? Se no, il testo lo segnala come un limite?
- Le fonti sono sufficientemente qualificate perché il lettore possa valutarne l’affidabilità? (biografia, interessi, pregiudizi)
- Il testo trae conclusioni generali da un campione di fonti ristretto o fazioso?
0.e – Contesto di produzione del testo
Ricerca e menziona i seguenti elementi:
- Chi pubblica il testo? (giornale, media, istituzione)
- Qual è il modello economico di questo media? (abbonamenti, pubblicità, azionariato, sussidi)
- Ci sono legami noti tra questo media e le parti interessate all’argomento? (governi, partiti, imprese, ONG)
- Queste informazioni sono menzionate nel testo? Se no, si tratta di una mancanza di trasparenza da segnalare.
Se l’informazione non è disponibile nel testo, è consentita una verifica esterna limitata (cfr. regola 13), con citazione della fonte e notifica esplicita.
0.f – Pubblico target, pubblico reale e contratto di credibilità
Prima dell’analisi del dispositivo d’apertura, identifica il o i pubblici a cui il testo sembra rivolgersi.
Distingui per quanto possibile:
- Pubblico dichiarato: il pubblico che il testo afferma esplicitamente di voler raggiungere.
- Pubblico reale probabile: il pubblico effettivamente raggiunto, tenuto conto del media, del supporto, del registro linguistico, dei riferimenti culturali, del livello di tecnicità, della rubrica, della modalità di diffusione e del contesto di pubblicazione.
- Pubblico strategico: il pubblico che il testo cerca principalmente di convincere, rafforzare, mobilitare, rassicurare o immunizzare contro le obiezioni.
- Pubblico di contrasto: il pubblico o lo schieramento che il testo non cerca di convincere, ma di squalificare, ridicolizzare o escludere dal perimetro del dicibile.
Rispondi quindi alle seguenti domande:
Quali codici di credibilità si aspetta questo pubblico? Esempi: competenza, citazioni, cifre, riferimenti storici, moderazione apparente, ironia, indignazione morale, testimonianza diretta, semplicità, complessità, tecnicità, neutralità di tono.
Quali segni farebbero apparire il testo come poco credibile o troppo propagandistico agli occhi di questo pubblico? Esempi: assenza totale di contraddittorio, eccesso di pathos, semplificazione troppo visibile, slogan, vocabolario militante, fonti troppo omogenee, accusa troppo diretta.
Il testo introduce sfumature, obiezioni o concessioni? Se sì, questi elementi aprono realmente la possibilità di una conclusione diversa, o servono soprattutto a proteggere il testo dall’accusa di parzialità?
Quali obiezioni sarebbe più probabile che formulasse il pubblico target? Il testo le affronta realmente, le neutralizza o le evita?
Il testo è calibrato per produrre un effetto di serietà presso questo pubblico specifico? Se sì, quali procedimenti svolgono questa funzione?
La qualificazione del pubblico target e dei suoi codici di credibilità attesi, prodotta in questo passo, è un’ipotesi di lavoro, non una conclusione. Al termine del passo 3, l’analista deve esplicitamente tornare su questa ipotesi e rispondere: «L’esame critico approfondito conferma, sfuma o invalida la qualificazione del pubblico e delle sue aspettative fatta in 0.f?» Se l’esame del passo 3 non apporta alcun elemento suscettibile di modificare la qualificazione iniziale, l’analista deve segnalarlo esplicitamente come un possibile limite piuttosto che come una conferma automatica.
Passo 1 — Analisi del dispositivo d’apertura
Isola il segmento d’apertura del testo. Per ogni elemento significativo di questo segmento, rispondi sistematicamente:
Presupposti non dimostrati. Cosa dà per scontato il testo come già acquisito, evidente, condiviso, senza mai sottoporlo a esame?
Squalifiche preventive. Il testo esclude in anticipo una posizione avversa? Tale posizione è effettivamente sostenuta da qualcuno di identificabile, o è una costruzione dell’autore destinata a essere facilmente confutata (uomo di paglia)? Una posizione avversa è un uomo di paglia solo se l’autore omette deliberatamente gli argomenti migliori di quella posizione per conservarne soltanto la versione più debole o marginale (violazione del principio di carità).
Perimetro del dicibile. Quali domande questa cornice rende possibili? Quali rende impensabili, banali o moralmente sospette?
Marcatori di autorità. Il testo invoca un’istanza vaga ma presentata come indiscutibile («il punto teorico», «la storia», «la scienza», «tutti sanno che», «qualsiasi persona informata») per chiudere il dibattito prima di aprirlo?
Posizionamento implicito dell’autore. Si presenta come colui che corregge un errore, che svela una verità nascosta, che parla a nome di una comunità di lettori avvertiti, che dice ciò che nessuno osa dire?
Programma annunciato. Il testo si fissa un programma esplicito (cosa promette di fare, cosa dichiara di non fare)?
Passo 2 — Ricostruzione neutra dell’argomentazione
Ricostruisci la tesi centrale e il percorso argomentativo senza valutazione, in modo fedele. Devi poter rispondere a: Cosa vuole l’autore che io creda, e attraverso quale concatenazione vuole condurmi lì?
Passo 3 — Esame critico sistematico del corpo argomentativo
Riprendi ogni anello dell’argomentazione e sottoponilo ai seguenti test. Inizia ricordando la dichiarazione della norma di prova stabilita in 0.c.
A. Validità logica
- Le conclusioni derivano dalle premesse?
- Ci sono salti inferenziali non giustificati, slittamenti di senso?
- Le catene causali sono dimostrate o semplicemente postulate?
B. Solidità empirica
Perimetro: L’analisi si basa prima di tutto sugli elementi interni al testo. Tuttavia, se l’analista ritiene che un’affermazione fattuale decisiva per la tesi non sia supportata nel testo, può procedere a una verifica esterna limitata, a condizione di:
- notificare esplicitamente che sta uscendo dal perimetro stretto del testo,
- citare la sua fonte esterna (documento pubblico, studio, dichiarazione contraddittoria, ecc.),
- riconoscere che il testo originale non conteneva tale informazione.
Questa verifica esterna non mira a «condannare» il testo, ma a valutare se l’affermazione non supportata è altrimenti conosciuta come vera, falsa o incerta. L’analisi deve distinguere chiaramente tra esame interno e verifica esterna.
La verifica esterna deve rimanere l’eccezione, non la regola. Se sono necessarie più di due o tre verifiche esterne, segnalalo e concentrati principalmente sull’analisi interna.
Se un fatto centrale per la tesi non rispetta la norma di prova dichiarata in 0.c, deve essere classificato come non supportato. È vietato allentare la norma di prova nel corso dell’analisi per salvare la coerenza del testo.
In questo quadro: - Le affermazioni fattuali sono supportate nel testo o sono semplicemente enunciate senza prova? - Gli eventi sono datati con precisione nel testo o la cronologia è vaga, compressa, persino contraddittoria? - Se viene stabilita una tipologia o una gerarchia tra fenomeni, ogni termine è descritto in modo esatto e completo nel testo? Fatti o mediazioni che il testo stesso menziona altrove sono poi omessi o distorti al servizio della tesi?
C. Uso dei termini a carica simbolica
- Individua le parole che da sole convocano un registro emozionale, culturale o storico massiccio (il pane, il sangue, la terra, il popolo, la patria, la libertà, ecc.).
- Chiediti se queste parole sostituiscono una dimostrazione con un’evocazione, e se la loro forza affettiva immunizza l’argomento contro la contraddizione.
- Questi termini descrivono la realtà in modo adeguato, o sono inadeguati pur essendo retoricamente potenti? A chi parlano realmente?
D. Uso dei termini a pretesa universale
- Quando il testo usa «la specie umana», «planetario», «tutti», «noi», identifica a chi si riferiscono effettivamente questi termini.
- L’autore parla a nome di un’umanità astratta descrivendo realtà che riguardano solo una parte specifica di quell’umanità?
- Il «noi» è la maschera di un pubblico particolare (occidentale, europeo, ecc.) presentato come universale?
E. Test delle assenze
Tempo 1 — Identificazione
- Quali altre spiegazioni degli stessi fenomeni sono assenti dal testo?
- Quali fatti, attori o connessioni, se presi in considerazione, indebolirebbero la tesi?
Tempo 2 — Qualificazione strategica
Per ogni assenza identificata, rispondi successivamente:
- Questa informazione è facilmente accessibile (fonti pubbliche, dichiarazioni ufficiali, dati noti, anche in altri testi dello stesso corpus se del caso)?
- Il testo la menziona, fosse anche solo per respingerla?
- Se l’assenza soddisfa i criteri 1 e 2 senza risposta del testo, qualificala come omissione strategica. Altrimenti, qualificala come semplice punto di debolezza.
- Un’assenza è un’omissione strutturante solo se l’analista dimostra esplicitamente che l’elemento mancante, se integrato, contraddirebbe direttamente la conclusione o richiederebbe una rielaborazione profonda del meccanismo causale sostenuto.
F. Falsificabilità
- La tesi è formulata in modo da poter essere confutata, o è immunizzata contro ogni contraddizione?
- Il testo può rendere conto di un fatto che lo contraddirebbe, o dovrebbe ignorarlo o distorcerlo per sopravvivere?
G. Registro stilistico e leggibilità
- Identifica le frasi la cui complessità sintattica è tale da non poter essere comprese alla prima lettura e sono incompatibili con l’oralità.
- Chiediti se questa complessità è funzionale (esprime una complessità reale del reale) o retorica (produce un effetto di autorità intellettuale, filtra il pubblico o maschera un’improprietà logica).
- Confronta il registro linguistico con il destinatario dichiarato del testo. Se il testo pretende di rivolgersi a «tutti», parla una lingua effettivamente accessibile a tutti? Lo scarto tra il «noi» proclamato e il registro effettivo è una contraddizione performativa che va rilevata.
H. Simmetria epistemica
Quando il testo attribuisce un difetto a un oggetto (istituzione, gruppo, teoria, tecnologia, ecc.) — come opacità, pregiudizio, irrazionalità, mancanza di legittimità, bisogno di giustificazione esterna, o qualsiasi altra violazione di una norma di rigore —, applica sistematicamente il seguente test:
- Questo stesso difetto può essere riscontrato nell’enunciatore, nel gruppo o nell’istanza che privilegia, o nel dispositivo stesso del testo (la sua cornice, le sue omissioni, i suoi presupposti)?
- Se sì, il testo lo riconosce? Ne trae conseguenze?
- Se no, la differenza di trattamento è giustificata esplicitamente e validamente?
Segnala ogni asimmetria non giustificata come una debolezza argomentativa (contraddizione performativa, privilegio epistemico indebito, o cecità riflessiva).
I. Test di circolarità informativa
Rispondi alle seguenti domande:
- Tutte le fonti del testo che sostengono la tesi centrale appartengono allo stesso schieramento o allo stesso ecosistema ideologico?
- Ci sono fonti che potrebbero contraddire la tesi e, in caso affermativo, sono citate, riassunte o confutate?
- Il testo presenta l’assenza di contraddittorio come prova della validità della sua tesi? (È un sofisma: l’assenza di controargomenti in un campione selezionato non prova nulla.)
Segnala ogni circolarità informativa come una debolezza argomentativa.
Nota: uno stesso fenomeno sottostante (ad esempio, un corpus di fonti omogeneo) può manifestarsi sia nel test 3.I (circolarità) che nel test 3.E (assenze). L’analista deve segnalarlo come un’unica causa profonda con due manifestazioni, piuttosto che contare due difetti indipendenti nel giudizio globale del passo 7.
J. Analisi comparativa dei trattamenti
Per ogni attore o gruppo menzionato nel testo, confronta sistematicamente:
- Quale vocabolario è usato per qualificarlo? (neutro, elogiativo, dispregiativo, ironico, ecc.)
- Le sue dichiarazioni sono sottoposte a verifica o riprese come fatti?
- Le sue azioni sono descritte con dettagli concreti o in modo vago?
- Le sue motivazioni sono spiegate o semplicemente denunciate?
Rispondi quindi alla seguente domanda:
- C’è un’asimmetria sistematica nel trattamento dei diversi attori? Se sì, il testo la giustifica esplicitamente? Se non viene fornita alcuna giustificazione valida, segnala questa asimmetria come una debolezza argomentativa.
K. Test di adattamento al pubblico target
Valuta se il testo adatta i suoi procedimenti persuasivi alle aspettative del pubblico identificato in 0.f.
Rispondi sistematicamente:
Il testo utilizza i marcatori di serietà attesi dal suo pubblico target? Fonti numerose, esperti, riferimenti storici, tono analitico, prudenza lessicale, cifre, concessioni, complessità sintattica, distinzione apparente tra fatti e interpretazioni.
Questi marcatori rafforzano realmente la qualità dimostrativa del testo, o servono soprattutto a rendere accettabile una conclusione già fissata?
Il contraddittorio è formale o effettivo? Un contraddittorio è effettivo se costringe il testo a modificare, limitare o riconfigurare la sua tesi. Un contraddittorio è formale (o decorativo) se è menzionato ma immediatamente assorbito, marginalizzato o reso inoffensivo.
Le concessioni sono aprendi o immunizzanti? Una concessione aprente rende possibile una conclusione diversa o più incerta. Una concessione immunizzante dà un’apparenza di equilibrio proteggendo la conclusione centrale dalla critica.
Le omissioni già identificate in 3.E sono precisamente quelle che il pubblico target identificato in 0.f avrebbe bisogno di conoscere per valutare la tesi in modo autonomo?
Il testo produce una chiusura interpretativa sotto forma di complessità? In altre parole: dà al lettore la sensazione di aver attraversato la complessità, mentre gli elementi introdotti non minacciano mai realmente la conclusione?
Termini raccomandati nell’analisi:
- Contraddittorio effettivo: presenza di un’obiezione realmente presa sul serio.
- Contraddittorio decorativo: presenza di un’obiezione che non modifica la traiettoria argomentativa.
- Concessione immunizzante: sfumatura che serve soprattutto a evitare l’accusa di parzialità.
- Sfumatura blindata: sfumatura integrata in modo da rafforzare la conclusione invece di aprirla.
- Propaganda adattata: propaganda che adotta i codici intellettuali, morali o estetici del pubblico a cui si rivolge.
Passo 4 — Inferenza dell’intenzione strategica
Un testo argomentativo non è solo un insieme di proposizioni, è un atto nel mondo, che mira a produrre effetti su un pubblico. L’identificazione di un’intenzione strategica deve rispettare una progressione rigorosa.
Preliminare — Scopo dichiarato
Inizia identificando lo scopo esplicito del testo: cosa dice di voler fare? (Convincere, denunciare, mobilitare, spiegare, testimoniare?). Questo scopo dichiarato servirà da punto di confronto per tutto il resto dell’analisi.
Livello 1 — Indizi testuali
Rileva, senza interpretarli, tutti gli elementi del testo che potrebbero indicare un’intenzione strategica non esplicitamente dichiarata:
- marche di distinzione o di posizionamento in un campo (riferimenti a correnti, a «modi sbagliati» di pensare, ad avversari non nominati);
- appelli a un pubblico specifico (marche di connivenza, impliciti condivisi, «noi» di cui occorre identificare il perimetro reale);
- silenzi, omissioni, temi evitati che ci si potrebbe aspettare;
- insistenze, ripetizioni, formule che sembrano mirare a un effetto preciso sul lettore (colpevolizzazione, mobilitazione, legittimazione dell’autore);
- lo scarto tra registro linguistico e destinatario dichiarato;
- tensioni, contraddizioni o ambiguità che suggeriscono che il testo non può assumere apertamente tutto ciò che fa.
Questo livello è puramente descrittivo. Non se ne trae alcuna conclusione in questa fase.
Livello 2 — Ipotesi strategica
A partire dagli indizi rilevati, formula una o più ipotesi sullo scopo inferibile del testo, cioè su ciò che il testo cerca di fare al di là del suo scopo dichiarato. Ogni ipotesi deve essere presentata come tale («si può ipotizzare che…», «il testo potrebbe anche mirare a…») e collegata esplicitamente agli indizi del livello 1 che la sostengono.
Le ipotesi possono riguardare:
- il vero destinatario (a chi parla realmente il testo? Si rivolge ai già convinti per rafforzarli piuttosto che agli indecisi per convincerli? Parla ai pari per marcare una posizione in un campo intellettuale piuttosto che al grande pubblico per mobilitarlo?);
- la funzione di legittimazione dell’autore (il testo serve a conferirgli una posizione di esperto, teorico, figura morale, portavoce?);
- l’effetto cercato sul lettore (informare, commuovere, colpevolizzare, mobilitare, paralizzare, rafforzare, far tacere) e la sua coerenza con lo scopo dichiarato;
- un’operazione di distinzione o di posizionamento in un campo intellettuale o politico;
- una funzione strategica implicita (per esempio: squalificare un concorrente senza nominarlo, distinguersi da una posizione più radicale o più moderata, proteggere una posizione istituzionale, produrre un effetto di legittimazione senza enunciarlo esplicitamente).
Livello 3 — Grado di confidenza
Per ogni ipotesi, valuta il grado di confidenza che il testo consente di accordarle, secondo una scala semplice:
- Forte: l’ipotesi è sostenuta da indizi convergenti e nessun elemento del testo la contraddice.
- Medio: esistono indizi, ma altre interpretazioni sono possibili.
- Debole: l’ipotesi poggia su indizi tenui o ambigui; è plausibile ma tutt’altro che certa.
Se nessuna ipotesi raggiunge un grado di confidenza forte, dillo esplicitamente. L’intenzione strategica non è sempre inferibile, ed è più onesto sospendere il giudizio che forzare un’interpretazione.
Passo 5 — Verifica della coerenza interna
Confronta il programma annunciato nell’apertura (cosa il testo dice di fare) con il contenuto effettivo del corpo del testo.
- Il testo fa ciò che ha detto che avrebbe fatto?
- Si astiene da ciò che ha detto che si sarebbe astenuto?
- Se si constata uno scarto, la dichiarazione d’apertura deve essere riqualificata come dispositivo retorico di autolegittimazione, e non come impegno metodologico sincero.
Passo 6 — Ritorno al dispositivo d’apertura
Rileggi le conclusioni dei passi 3, 4 e 5 alla luce del passo 1.
- La cornice iniziale ha predeterminato o protetto l’argomentazione neutralizzando in anticipo certe obiezioni?
- La tesi sopravvive se si rifiuta il postulato d’apertura?
- Gli argomenti sono indipendenti dalla cornice o dipendono interamente da essa?
- L’intenzione strategica inferita getta una nuova luce sulla funzione del dispositivo d’apertura?
Passo 7 — Conclusione differenziata
7.a – Griglia di gravità dei difetti
Per ogni difetto argomentativo identificato, attribuisci un livello di gravità:
- Redibitorio: il difetto invalida la tesi centrale (es.: contraddizione logica maggiore, omissione strutturante senza la quale la tesi non regge, falsificazione manifesta).
- Maggiore: il difetto indebolisce seriamente la tesi, ma non la invalida completamente.
- Minore: il difetto non influisce sulla conclusione globale del testo.
Test di sostituzione per la gravità: Per distinguere un difetto redibitorio da un difetto maggiore, applica il seguente test: se si rimuove mentalmente l’elemento difettoso (l’affermazione non supportata, l’omissione, il salto logico), una versione emendata del testo può mantenere la sua conclusione centrale senza cambiare la natura della sua pretesa (ad esempio: passare da dimostrazione a semplice opinione, o da affermazione fattuale a ipotesi)?
- Se la conclusione centrale non può più essere mantenuta sotto la stessa pretesa: redibitorio.
- Se la conclusione può essere mantenuta ma con una pretesa chiaramente indebolita (meno certezza, meno generalità): maggiore.
- Se la conclusione e la sua pretesa rimangono invariate: minore.
7.b – Cosa il testo stabilisce solidamente (obbligatorio)
Redigi una sezione distinta, sostanziale, elencando i punti su cui il testo riesce: informazioni precise, ragionamenti validi, coerenza interna, qualità retoriche legittime (se non ingannevoli), ecc. Questa sezione non è una semplice concessione; deve essere tanto sviluppata quanto quella dei difetti.
Distingui poi esplicitamente:
Le qualità reali del testo, come elencate in 7.b, se esistono indipendentemente dai suoi difetti argomentativi. Attenzione: non chiamare «forza retorica» un’efficacia ottenuta con sofismi. Non chiamare «coerenza interna» la chiusura circolare di un sistema su se stesso. Non chiamare «capacità di nominare fenomeni reali» un’evocazione selettiva che omette i fatti contrari.
I precisi fallimenti argomentativi, con il loro livello di gravità (7.a).
Le intenzioni strategiche inferite, presentandole come ipotesi fondate sull’analisi, non come certezze. Ricordare il grado di confidenza associato a ciascuna ipotesi.
Articolazione tra intenzione inferita e giudizio globale:
- Se si constata uno scarto significativo tra lo scopo dichiarato e lo scopo inferito, cosa rivela sulla natura del testo? Un testo può essere riuscito come atto politico (posizionamento, mobilitazione) pur essendo fallito come dimostrazione.
- L’intenzione inferita non confuta la tesi, ma può spiegare le sue debolezze argomentative: un autore che persegue un obiettivo strategico può sacrificare il rigore all’efficacia retorica, non per caso, ma per coerenza con il suo obiettivo reale.
- Non confondere l’analisi della funzione strategica del testo con la confutazione della sua tesi.
Asimmetrie non giustificate: se del caso, elenca i difetti che il testo attribuisce al suo oggetto ma che non riconosce in se stesso o nel proprio campo, senza giustificazione valida.
Giudizio globale: la tesi è stabilita? Il testo adempie alla sua pretesa dimostrativa? Se il testo fallisce come dimostrazione ma funziona come manifesto o come atto di posizionamento, dillo esplicitamente, senza confondere questi due registri di valutazione. Menziona se sono stati identificati difetti redibitori.
7.c – Qualificazione del grado di propaganda
A partire dalle osservazioni dei passi 0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.E e 3.K, attribuisci un grado di propaganda secondo la seguente scala.
Scala di qualificazione del grado di propaganda:
- Livello 0 — Informazione neutra: fonti diverse, trattamento simmetrico, nessuna parzialità manifesta. Il pubblico target non è manipolato da codici di credibilità che servono a mascherare una chiusura argomentativa.
- Livello 1 — Giornalismo impegnato, tribuna o arringa dichiarata: il testo difende chiaramente una posizione, ma il contraddittorio non è neutralizzato e le fonti non sono massicciamente unilaterali. La parzialità è visibile e il testo non pretende di essere neutrale.
- Livello 2 — Arringa o propaganda di
schieramento: il testo cerca di convincere o mobilitare un
pubblico affine. Seleziona fortemente i fatti e tratta gli attori in
modo asimmetrico. Il punto di vista è visibile e dichiarato, ma il
contraddittorio è limitato o neutralizzato. Il testo può assumere
due forme:
- Livello 2 frontale: testo visibilmente impegnato, poco sfumato, fortemente accusatorio, adattato a un pubblico già mobilitato o poco esigente in fatto di prove.
- Livello 2 sofisticato: testo in forma giornalistica, esperta o analitica, adattato a un pubblico colto o istituzionale. Le fonti, le sfumature e le concessioni funzionano soprattutto come marcatori di credibilità.
- Livello 3 — Propaganda istituzionale, statale o parastatale: coordinamento con un’istituzione, un governo o un apparato di potere, fabbricazione o manipolazione di informazioni, divieto o impossibilità del contraddittorio. La funzione di legittimazione politica o militare è esplicita.
Precauzioni:
Il termine «propaganda» non deve essere attribuito per il solo fatto che un testo sia impegnato, asimmetrico o militante. Diventa pertinente solo quando l’asimmetria è accompagnata da una chiusura interpretativa, un contraddittorio neutralizzato, omissioni strutturanti o un’organizzazione del testo volta a impedire l’esame autonomo del lettore.
Il semplice fatto che un testo sia adattato al suo pubblico non basta a qualificarlo come propaganda. Ogni comunicazione argomentata tiene conto del suo destinatario. L’adattamento al pubblico diventa un indizio di propaganda solo quando si accompagna a una forte asimmetria di trattamento, omissioni strategiche, circolarità informativa, contraddittorio neutralizzato e chiusura interpretativa.
Criteri utilizzati per attribuire il livello:
- Diversità delle fonti (0.d)
- Trasparenza sul contesto di produzione (0.e)
- Identificazione del pubblico target e del suo contratto di credibilità (0.f)
- Circolarità informativa (3.I)
- Simmetria del trattamento degli attori (3.J)
- Presenza e natura delle omissioni strategiche (3.E)
- Funzione reale delle sfumature, delle concessioni e delle moderazioni (3.K)
- Contraddittorio effettivo o decorativo (3.K)
- Adattamento dei procedimenti persuasivi alle aspettative del pubblico target (3.K)
- Grado di chiusura interpretativa prodotto dal testo
Presentazione nell’analisi:
Nella sezione 7.c, l’analista deve:
- Presentare la scala (riprodurre i livelli con le loro denominazioni).
- Attribuire un livello al testo analizzato, indicando il numero, la denominazione e, se del caso, la forma (frontale o sofisticato per il livello 2).
- Giustificare l’attribuzione elencando i criteri osservati, con rinvio ai passi corrispondenti (0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.E, 3.K).
Se l’analisi è in modalità Light (Allegato 1), questo passo è omesso.
Esempio di redazione per l’analisi:
Scala di qualificazione del grado di propaganda:
- Livello 0 — Informazione neutra: fonti diverse, trattamento simmetrico, nessuna parzialità manifesta.
- Livello 1 — Giornalismo impegnato, tribuna o arringa dichiarata: parzialità visibile, contraddittorio non neutralizzato.
- Livello 2 — Arringa o propaganda di
schieramento: forte selezione dei fatti, trattamento
asimmetrico, contraddittorio limitato o neutralizzato.
- Livello 2 frontale: testo visibilmente impegnato, poco sfumato.
- Livello 2 sofisticato: testo in forma giornalistica o esperta, adattato a un pubblico colto.
- Livello 3 — Propaganda istituzionale, statale o parastatale: coordinamento con un potere, fabbricazione o manipolazione di informazioni.
Livello attribuito al testo analizzato: Livello 2 — Arringa o propaganda di schieramento (forma sofisticata)
Giustificazione:
- Diversità delle fonti (0.d): molto bassa, fonti appartenenti quasi tutte allo stesso schieramento.
- Trasparenza sul contesto di produzione (0.e): assente.
- Pubblico target e contratto di credibilità (0.f): pubblico colto che si aspetta marcatori di serietà (esperti, cifre, moderazione).
- Circolarità informativa (3.I): forte, assenza di contraddittorio effettivo.
- Simmetria del trattamento (3.J): asimmetrica.
- Omissioni strategiche (3.E): numerose e strutturanti.
- Adattamento al pubblico target (3.K): i marcatori di serietà (fonti esperte, concessioni puntuali) funzionano come garanzie di credibilità senza aprire realmente la conclusione.
Passo 8 — Esame autocritico dell’analisi
L’analista applica al proprio commento i seguenti test. Questo passo non è più opzionale. Può essere ridotto a una versione breve di 3-4 righe, che copra almeno:
- un presupposto non dimostrato che l’analista stesso ha ammesso;
- un rischio di bias identificato (incluso un bias di serie o di ancoraggio se l’analisi fa parte di una sequenza di testi);
- un limite informativo non risolto.
La versione lunga (quattro punti sviluppati qui sotto) rimane raccomandata per le analisi pubblicate o destinate a un uso critico serio.
- Presupposti dell’analisi: quali presupposti non dimostrati ha ammesso l’analista stesso (es.: superiorità di un tipo di prova su un altro, legittimità della richiesta di fonti esterne, ecc.)?
- Simmetria epistemica: l’analista ha applicato al proprio discorso le stesse esigenze di rigore, trasparenza e non contraddizione che esigeva dal testo studiato?
- Potenziali distorsioni: l’analista ha ragioni di sospettare che le proprie opinioni (politiche, professionali, culturali) abbiano orientato l’analisi?
- Limiti dell’analisi: quali informazioni supplementari sarebbero necessarie per dirimere certi punti lasciati indeterminati?
Nota sull’affidabilità dell’analisi
Alla fine di ogni analisi, l’IA deve inserire il seguente riquadro:
Nota sull’affidabilità di questa analisi
Questa analisi è stata generata da un’intelligenza artificiale che assiste l’applicazione del protocollo ARGUS. L’IA può commettere errori, omissioni o interpretazioni abusive. Si consiglia di rileggere l’analisi con sguardo critico e di verificare i seguenti punti: rispetto dei passi annunciati, presenza della sezione «Cosa il testo stabilisce solidamente» (7.b), e coerenza globale del giudizio.
Regole assolute e permanenti
Non confondere mai potenza retorica e validità logica.
Non accettare mai la cornice di un testo senza averla esaminata.
Non trattare mai una metafora come un argomento.
Caccia sempre a ciò che il testo impedisce di pensare tanto quanto a ciò che enuncia.
Considera sempre l’apertura come un atto strategico, non come una semplice introduzione.
Quando una parola fa da sola un massiccio lavoro retorico, è un segnale d’allarme.
Quando un testo dice «noi» o «tutti», chiediti chi è incluso e chi è escluso.
Verifica sempre se i fatti sono convocati per fondare la tesi, o aggiustati per servirla.
Confronta sempre il programma annunciato con il contenuto effettivo.
Se un’analisi esistente, argomentata e significativa viene fornita con il testo o esplicitamente inclusa nel corpus sottoposto all’IA, e contraddice frontalmente una caratterizzazione del testo, la sua assenza nell’argomentazione analizzata può costituire un indizio di debolezza argomentativa.
Esamina sempre la leggibilità e il registro stilistico: una sintassi inutilmente complessa può mascherare un vuoto argomentativo o filtrare il pubblico, e un testo che dice di rivolgersi a tutti in una lingua che esclude è in contraddizione performativa.
Interrogati sempre sull’intenzione strategica del testo: a chi parla realmente, per produrre quale effetto, e con quale scopo sociale o politico? Questo interrogativo deve rispettare la progressione in tre livelli (indizi testuali, ipotesi, grado di confidenza).
L’analisi si basa prima di tutto sugli elementi disponibili nel testo stesso. Una verifica esterna limitata è possibile per affermazioni fattuali decisive non supportate, a condizione di notificarla, citare le fonti e distinguere chiaramente tra analisi interna e verifica esterna. La verifica esterna deve rimanere eccezionale.
Non attenuare mai una conclusione critica con moderatori vaghi o prudenti quando il testo non giustifica tale attenuazione. Espressioni come «insufficientemente», «non abbastanza», «relativamente», «parzialmente», «tende a», «sembra», «quasi», «in una certa misura» devono essere usate solo se corrispondono esattamente allo stato del testo. Se un elemento è assente, di’ che è assente. Se si constata una contraddizione, di’ che c’è contraddizione. La prudenza critica non consiste nell’indebolire la diagnosi, ma nel distinguere bene ciò che l’analisi permette di affermare da ciò che non permette di affermare.
Questa regola vieta all’analista di usare moderatori per eludere il proprio giudizio. Non deve portare a penalizzare un autore il cui testo esprime esso stesso sfumature, prudenza o ipotesi alternative. Se il testo è sfumato, l’analisi deve restituire quella sfumatura con termini precisi, senza trasformarla in un’accusa di vaghezza.
Regole di formattazione per la restituzione dell’analisi:
- Non usare mai tabelle (né Markdown né HTML). Usa invece elenchi puntati, elenchi numerati, coppie chiave-valore o paragrafi strutturati con sottotitoli.
- Per gli elenchi puntati, usa esclusivamente il carattere
-come punto, con una riga vuota prima del primo punto, uno spazio dopo il punto e nessuna riga vuota tra gli elementi. Anche gli elenchi numerati sono ammessi, secondo lo stesso principio di spaziatura (riga vuota prima, nessuna riga vuota tra gli elementi). - Per i sottoelementi, non usare punti secondari. Metti le informazioni complementari sulle righe seguenti, senza punto, con un rientro di due spazi.
- Per le coppie chiave-valore, usa il formato
**Termine**: definizione.
Non confondere mai contraddittorio formale e contraddittorio effettivo. La presenza di una sfumatura, di una concessione o di una fonte avversa non prova l’equilibrio del testo. L’analista deve verificare se questa sfumatura può realmente modificare la conclusione o se serve solo a rendere la conclusione più accettabile per il pubblico target.
Valutare sempre la propaganda in relazione al suo pubblico target. Una propaganda destinata a un pubblico colto può essere documentata, sfumata, prudente e stilisticamente sofisticata. Queste qualità formali non la escludono dal campo della propaganda se servono a blindare l’interpretazione invece di aprirla.
Non produrre mai un’analisi artificialmente completa. Se il testo non fornisce abbastanza elementi per trattare una sezione in modo affidabile, l’analista deve dirlo esplicitamente («Dati insufficienti», «Assenza di elementi probanti», «Questione non decidibile sulla base del solo testo»). È preferibile riconoscere un limite piuttosto che riempire una sezione con speculazioni o generalità.
Licenza
Questo protocollo è pubblicato sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale (CC BY-SA 4.0). Sei libero di riprodurlo, modificarlo e ridistribuirlo, anche a fini commerciali, a condizione di citare l’autore originale e di condividere ogni versione modificata sotto la stessa licenza.
Allegato 1: Protocollo ARGUS Light (versione breve)
- Testare la pertinenza (il testo è argomentativo?)
- Classificare il genere e il contratto di lettura
- Dichiarare la propria norma di prova
- Analizzare il dispositivo d’apertura (presupposti, perimetro, autorità)
- Ricostruire la tesi neutra
- Verificare la simmetria epistemica (punto H)
- Inferire l’intenzione strategica (3 livelli)
- Confrontare il programma annunciato con il contenuto
- Concludere distinguendo qualità, difetti con gravità, e asimmetrie
- (Obbligatorio, versione breve) Autocritica dell’analisi
I passi avanzati 0.d, 0.e, 0.f, 3.I, 3.J, 3.K, 7.c nonché gli allegati 2 e 3 non sono inclusi nella versione Light.
Allegato 2: Analisi dei significanti vuoti (opzione avanzata)
1. Definizione operativa
Un significante vuoto (empty signifier) è un termine il cui potere retorico e politico non deriva da un contenuto semantico preciso, ma al contrario dalla sua assenza di contenuto stabile. Questa vacuità permette di proiettarvi interpretazioni eterogenee, persino contraddittorie.
Nell’analisi argomentativa, ci interessiamo ai significanti vuoti strategici: quelli che l’autore usa deliberatamente come vaghezza per:
- federare un pubblico con interessi diversi,
- evitare una falsificabilità troppo rapida,
- produrre un effetto di evidenza o urgenza senza doverlo giustificare,
- squalificare l’avversario per associazione a un termine vago ma carico.
Non confondere: Un significante vuoto non è una semplice imprecisione linguistica. È uno strumento argomentativo la cui vaghezza è funzionale.
2. Indizi testuali di presenza di un significante vuoto strategico
- Il termine non è mai definito nel testo, o le sue definizioni successive sono incompatibili. Esempio generico: «la giustizia», «il popolo», «la vera democrazia».
- Il termine serve a radunare domande eterogenee senza specificarle. Esempio generico: «vogliamo il cambiamento».
- L’autore oppone due significanti vuoti per creare un confine morale («noi» vs «loro»). Esempio generico: «l’interesse generale» vs «i privilegi».
- Il termine ha una forte carica emozionale ma un debole contenuto informativo. Esempio generico: «scandalo», «catastrofe», «urgenza assoluta».
- L’argomentazione si basa sull’evocazione di questo termine senza mai aver bisogno di provarlo. Esempio generico: «il momento storico», «la finestra», «il sussulto necessario».
3. Griglia d’analisi di un significante vuoto
Per ogni termine sospetto, applicare sistematicamente:
- Individuazione: Dove compare? In quali momenti strategici (apertura, conclusione, transizione)?
- Status:
- Vuoto: assenza di definizione, uso intercambiabile.
- Pieno: definito, stabile, non sostituibile senza perdita di senso.
- Misto: vuoto in alcuni punti, pieno in altri (tensione potenziale).
- Funzione nell’argomento:
- Federare (unire gruppi diversi)
- Evitare la confutazione (rendere la tesi non falsificabile)
- Suggerire legittimità senza prova
- Creare un effetto d’urgenza
- Distinguere l’autore da un avversario (per rifiuto di un significante vuoto concorrente)
- Scarto con un uso pieno eventuale: Se lo stesso termine è usato come significante pieno altrove (dall’autore o nel campo discorsivo), lo scarto è giustificato? Segnala una contraddizione?
- Impatto sulla solidità argomentativa:
- Debole: il vuoto è aneddotico, la tesi regge senza di esso.
- Medio: la tesi dipende parzialmente da questa vaghezza (es.: previsione vaga).
- Forte: senza il significante vuoto, l’argomento crolla (es.: «urgenza» senza prova).
4. Legame con i passi del protocollo ARGUS
- Passo 1 – Dispositivo d’apertura: Spesso, l’apertura pone uno o più significanti vuoti («crisi», «urgenza», «noi») che incorniciano tutto il testo.
- Passo 3.C – Termini a carica simbolica: Distingue i termini carichi ma pieni (es.: «colpire») dai termini carichi e vuoti (es.: «giustizia»). Permette di affinare la critica.
- Passo 3.E – Controargomenti e omissioni: Un significante vuoto può mascherare omissioni: la vaghezza permette di non dover scegliere tra soluzioni contraddittorie.
- Passo 3.F – Falsificabilità: Un significante vuoto rende la tesi difficile da falsificare, poiché il contenuto mancante può essere ridefinito a posteriori.
- Passo 3.H – Simmetria epistemica: Un testo che usa significanti vuoti per squalificare un avversario, impiega a sua volta significanti vuoti per legittimarsi?
- Passo 4 – Intenzione strategica: L’uso di significanti vuoti è spesso un forte indizio di un’intenzione di mobilitazione piuttosto che di dimostrazione.
- Passo 7 – Conclusione differenziata: Menzionare se la tesi centrale poggia su uno o più significanti vuoti non giustificati.
5. Esempio generico commentato
Prendiamo un testo fittizio che afferma: «È urgente agire di fronte alla crisi che minaccia il nostro popolo. La finestra è stretta, ma la coglieremo.»
- Termine «crisi»: non definito (economica? politica? morale?). Uso intercambiabile con «pericolo», «emergenza». Status: vuoto. Funzione: creare un effetto d’urgenza senza prova.
- Termine «popolo»: non definito (nazionale? locale? gli oppressi? tutti i cittadini?). Status: vuoto. Funzione: federare domande eterogenee intorno a un «noi» vago.
- Termine «finestra»: nessun contenuto temporale o procedurale. Status: vuoto. Impatto: forte – se si tolgono questi tre significanti vuoti, resta solo un’esortazione senza giustificazione.
Conclusione dell’analisi: Il testo poggia su una catena di significanti vuoti; la sua solidità argomentativa è debole.
6. Raccomandazione d’uso
Questo allegato è opzionale. Si rivolge agli analisti che desiderano affinare l’individuazione delle strategie di vaghezza nozionale, in particolare nei testi politici, programmatici o militanti. La sua attivazione presuppone:
- che il testo analizzato contenga termini a forte carica simbolica ma a bassa definizione,
- che l’ipotesi di un uso strategico del vuoto sia plausibile (indizi testuali),
- che l’analista abbia il tempo di incrociare questa griglia con gli altri passi.
Per un’analisi rapida (ARGUS Light), ignorare questo allegato.
Allegato 3: Protocollo ARGUS-Corpus (analisi di più testi correlati)
Preambolo
Il protocollo ARGUS, nella sua forma attuale, è concepito per l’analisi di un testo isolato. Ora, numerosi usi reali — dossier di stampa, serie di articoli su uno stesso tema, corpus riunito da un terzo per costruire una sintesi o un articolo derivato — implicano l’analisi di più testi legati tra loro, con un’esigenza supplementare: la coerenza dei giudizi espressi da un testo all’altro, e la possibilità di trarre una sintesi dal corpus senza che questa sintesi si sostituisca fraudolentemente a una conclusione che i testi presi isolatamente non permettono.
Questo allegato si applica in complemento al protocollo di base, applicato testo per testo, e non al suo posto.
C.1 — Dichiarazione di corpus (preliminare, prima dell’analisi del primo testo)
Prima di analizzare individualmente i testi del corpus, l’analista deve rispondere:
- Origine del corpus: chi ha riunito questi testi, e secondo quale criterio (stesso media, stesso tema, stesso periodo, selezione da parte di un terzo per una tesi preesistente)?
- Omogeneità prevedibile delle fonti: i testi provengono dallo stesso media, dalla stessa linea editoriale, o da ecosistemi distinti? Questa omogeneità, se esiste, deve essere dichiarata prima dell’analisi individuale, poiché influisce per costruzione sul test 3.I di ogni testo preso isolatamente (una circolarità a livello di corpus può abbassare artificialmente la circolarità misurata all’interno di ogni testo, se le stesse fonti si sovrappongono da un articolo all’altro).
- Rischio di circolarità di secondo ordine: se una sintesi deve essere tratta da questo corpus, l’analista deve notare esplicitamente che questa sintesi eredita i limiti di rappresentatività della selezione di partenza (cfr. C.4).
C.2 — Applicazione del protocollo di base, con ordine di trattamento precisato
Ogni testo è analizzato secondo il protocollo di base (passi da 0 a 8), nell’ordine in cui si presenta. Tuttavia:
- L’analista deve annotare, alla fine di ogni analisi individuale, un breve riassunto dei livelli attribuiti in 7.a (gravità) e 7.c (grado di propaganda), per costituire una griglia comparativa in C.3.
- Se l’ordine di analisi non è neutro (per esempio, il corpus è fornito in un ordine cronologico o tematico scelto da un terzo), l’analista deve segnalarlo come un fattore potenziale di ancoraggio (cfr. C.3).
C.3 — Controllo di coerenza intertestuale (obbligatorio dopo l’ultimo testo)
Una volta analizzati individualmente tutti i testi del corpus, l’analista deve produrre un controllo di coerenza esplicito, rispondendo alle seguenti domande:
- Riepilogo comparativo dei livelli attribuiti (sotto forma di lista, conformemente alla regola 15): per ogni testo, ricordare il livello di gravità massimo attribuito in 7.a e il livello di propaganda attribuito in 7.c.
- Test di deriva per ancoraggio: i testi analizzati più tardi nella sequenza hanno ricevuto livelli sistematicamente più severi o più favorevoli rispetto ai primi, senza giustificazione interna propria a ciascun testo? Se si osserva uno scarto senza giustificazione chiara, deve essere segnalato come un rischio di bias di serie, e non silenziosamente conservato.
- Test di simmetria dei criteri: uno stesso tipo di difetto (per esempio, una generalizzazione non cifrata, o l’assenza della voce delle persone direttamente interessate dal tema) ha ricevuto un livello di gravità comparabile ogni volta che è apparso nel corpus? Se uno stesso difetto è qualificato come «minore» in un testo e «maggiore» in un altro senza differenza di contesto che giustifichi lo scarto, ciò deve essere corretto o esplicitamente giustificato.
- Raccomandazione di rilettura alla cieca (opzionale, per corpus di più di tre testi): se il rigore del controllo di coerenza lo esige, l’analista può proporre di riprendere l’analisi del primo testo del corpus dopo aver visto tutti gli altri, per verificare se il giudizio iniziale rimane stabile una volta conosciuto il contesto completo del corpus.
C.4 — Test di circolarità di secondo ordine (obbligatorio prima di qualsiasi sintesi tematica)
Se una sintesi o una diagnosi trasversale deve essere tratta dal corpus (per esempio: «ciò che questi testi, presi insieme, rivelano di un fenomeno più ampio»), l’analista deve, prima di redigere questa sintesi, rispondere esplicitamente:
- Il corpus è rappresentativo del fenomeno che gli si fa dire, o solo di un punto di vista editoriale particolare su questo fenomeno? (Riprendere qui la dichiarazione fatta in C.1.)
- Un corpus alternativo, riunito secondo un altro criterio o un’altra linea editoriale, permetterebbe di costruire una sintesi sostanzialmente diversa a partire da fatti comparabili? Se sì, ciò deve essere segnalato come un limite della sintesi proposta, non solo come una sfumatura di stile.
- La sintesi trae una conclusione che ogni testo preso isolatamente non permette, ma che la loro combinazione renderebbe possibile in modo logicamente valido (aggregazione legittima), oppure la sintesi aggiunge un quadro interpretativo esterno al corpus, non deducibile dalla sola combinazione dei testi (apporto proprio dell’analista o dell’autore della sintesi)? Questa distinzione deve essere resa visibile nella redazione finale — mediante una separazione strutturale (parti distinte), e non mediante semplici sfumature lessicali interne a uno stesso sviluppo.
C.5 — Registro di restituzione: distinguere l’aggregazione legittima dall’apporto interpretativo
Qualsiasi sintesi tratta da un corpus multi-testo deve distinguere esplicitamente, nella sua struttura stessa (e non solo nel suo stile), due registri:
- Ciò che il corpus stabilisce per aggregazione legittima: fatti o tendenze che più testi del corpus documentano ciascuno separatamente, e la cui combinazione non richiede alcuna informazione esterna al corpus per essere affermata.
- Ciò che l’analista o l’autore della sintesi vi aggiunge dall’esterno del corpus: qualsiasi interpretazione, qualsiasi quadro causale o politico più ampio, qualsiasi generalizzazione a una scala che il corpus da solo non copre. Questo secondo registro deve essere introdotto da una formula di rottura enunciativa chiara («Credo che…», «Mi sembra che…», cambio di sezione) e non fuso nella stessa voce del primo registro.
C.6 — Nota di affidabilità complementare per le analisi di corpus
Alla nota di affidabilità standard (fine del protocollo di base), aggiungere, per qualsiasi analisi di corpus:
Questa analisi verte su un corpus di [N] testi riuniti secondo il seguente criterio: [richiamo di C.1]. Il lettore è invitato a tenere presente che qualsiasi sintesi trasversale eredita i limiti di rappresentatività di questa selezione, e che un corpus costruito diversamente potrebbe, a partire da fatti comparabili, condurre a una sintesi diversa.